Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

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mercoledì, febbraio 25, 2009

Ti Riciclo in Arte/In Arte Ti Riciclo

Arte contemporanea - Collettiva
Titolo: Ti Riciclo in Arte/In Arte Ti Riciclo
Periodo: dal 7 marzo al 30 aprile 2009
Sede: Palazzo Doria Pamphilj Museo Archeologico Valmontone
Indirizzo: piazza della Costituente
Città: Valmontone (Roma) - 00038

Vernissage: sabato 7 marzo 2009 ore 17.30
Orario di apertura - dal martedì al venerdì - 9.00-13.00 / sabato domenica 10.00 - 13.00 - 15.30 - 19.00
Ingresso: Libero

Patrocinio: Città di Valmontone - Assessorato alle Politiche Culturali - Assessorato all'Ambiente
A cura: Antonietta Campilongo
Presentazione: Gianni Piacentini
Organizzazione: NEWORLDART - Idee e progetti per un mondo sostenibile
Progetto: NWecoart
Servizio didattico: Laboratorio d’Arte per le Scuole “Raccolgo, Recupero, Riciclo…CREO!”
Lab. Art con la collaborazione dell'Associazione Pro Loco Valmontone-Tel. 393 9301310 - 393 9301895

Artisti:
Artisti Innocenti, Marco Angelini, Simona Abruzzini, Roberto Angiolillo, Giancarlo Baraldo, Rosella Barretta, Gian Paolo Bonani, Sara Bonetti, Antonella Boscarini, Elena Bonuglia. Nello Bruno, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta Campilongo, Silvia Castaldo, Cristina Castellani, Antonella Catini, Antonio Ceccarelli, Enzo Correnti, Anna Costantini, Arianna De Benedetti, Paola de Santis, Alfredo Di Bacco, Mario Di Carlo, Daniela Foschi, Elfriede Gaeng, Ambrogio Galbiati. Marco Gerbi, Pier Maurizio Greco, Rosella Lenci, Laura Leo, Gabriella Marchi, Stefano Marziali, Mariella Miceli, Consuelo Mura, Sante Muro, Giovanni Novi, Albino Palamara, Aldo Palma, Ilaria Pergolesi, Astrid Pesarino, Adolfo Picano, Simonetta Pizzarotti, Pommefritz Crew (Max Boschini & Mauro Manuini), Elettra Porfiri, Loredana Raciti, Marco Recchia, Grazia Ribaudo, Guido Ricci, Serafino Rudari, Fiorella Saura, Linda Schipani, Giuseppe Viglione, Zago, Zoro

info: www.palazzodoriavalmontone.it www.campilongo.it www.neworldproject.it

anto.camp@fastwebnet.it

Tel. 06 95995046 - 339 4394399


IN ARTE TI RICICLO



Giunti con la presente alla quarta tappa del progetto espositivo sull’arte che ricicla materiali finalizzati all’opera, si potrebbe tentare un consuntivo dei lavori che si ritrovano oggi a Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone.

Nelle esposizioni ospitate nel 2008 prima alla Fonderia delle Arti di Roma, poi alla chiesa di San Francesco a Capranica, e di seguito alla sede londinese della galleria Candid Arts, si possono rintracciare delle linee fondamentali.

Nelle opere si tematizza il riciclo mirando a farne l’oggetto dell’opera. L’osservazione si concentra sul senso del consumo e sul pericolo avvertito nell’uso improprio e smodato di quelle stesse risorse del pianeta che vanno a compromettere non solo la sopravvivenza delle generazioni future ma anche della nostra.

Queste visioni si risolvono spesso in una paesaggistica espressamente caotica (con gran pullulare di plastiche ) e in immagini di una natura ormai desertificata. Tra astratto e figurale, i rifiuti vengono adottati per essere finalmente rimessi a fuoco e sperimentati in un campo d’azione dove si è guidati dalla concretezza dei materiali in una visibile e a volte allucinata araldica.

Non mancano immagini apologetiche e analisi per frammenti. Tutta l’apparentemente compiuta ciclicità naturale trova pericolosi ostacoli in una cultura industriale spesso colpevolmente silenziosa delle reali conseguenze delle sue scelte.

Altrimenti, nel caleidoscopio delle immagini e delle composizioni, i materiali e gli oggetti vengono direttamente prelevati giocando ironicamente con la componente decorativa e la manipolazione. Con atteggiamento pragmatico, alcuni artisti (che fanno in modo di sembrare ingenui) re-impiegano in arte ciò che è già stato usato evitando in tal modo di prelevare materiali nuovi. Si considera questa soluzione una forma di risparmio energetico grazie alla quale materiali inquinanti assumerebbero leggerezza e soavità lirica perdendo la loro carica apocalittica.

In alcuni lavori si intende forse salvare le tracce del vissuto privato, preservare gli scarti e assegnare loro un’emblematicità, una vita fissata, fino a proporre un positivo riscatto dei brandelli, una qualche riabilitazione del degrado.

La produzione artistica, anche la più germinativa o seriale, non si piega all’atteggiamento onnivoro del consumo. Prolifera, certo agisce capillarmente ma, sia pure non andando a piantare boschi come Beuys, decanta, purifica. Comunica all’umanità in cui confida.

Tutti gli artisti del pianeta per quante tele coprano di colore (pur con le innumerevoli prove e studi preliminari necessari per giungere a una singola opera riuscita) non partecipano al degrado della natura prodotto dall’umanità, perché ciò sarebbe direttamente corrispondente al degrado stesso dell’umanità.

Agli artisti si impone, pure in modo implicito, di lanciare dei segnali chiari. Di dissenso. Di spostamento o di spaesamento.

Panta rei, tutto gira, tutto è ciclico ma mai identico.

Al riciclo dei materiali siamo tutti obbligati in quanto uomini, ma gli artisti non desiderano il riciclo delle loro opere. Gli artisti lavorano per proprio conto contro il riciclo. Sognano di resistere al tempo, pretendono di lasciare una traccia stabile.

La storia dello smembramento e la tarda ricomposizione della tavola del San Gerolamo di Leonardo, sottratta al suo destino di sgabello ed oggi ammirata nei Musei Vaticani, è, almeno per gli artisti, una consolazione.

Eppure nella follia del consumare l’uomo è costretto sempre di più a fare i conti con un pianeta impoverito e degradato. Se vuole sopravvivere deve imparare a non sprecare, a progettare ogni oggetto in vista di una sua trasformazione in altro.

E perché l’artista dovrebbe illudersi di sfuggire a questo destino?

Si può davvero immaginare un'opera d’arte riciclabile?


Gianni Piacentini
postato da: camozzi alle ore 17:02 | link | commenti (3)
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venerdì, febbraio 20, 2009

{B}Aaron e Rosie, baciamoci con Photoshop{/B}
Aaron e Rosie, baciamoci con Photoshop
postato da: camozzi alle ore 11:57 | link | commenti
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domenica, febbraio 15, 2009

Uno studio svizzero-americano sul comportamento in casi di pericolo estremo
Titanic, il galateo prima di tutto: i gentleman inglesi pronti a morire
La norma «prima le donne e i bambini» fu seguita scrupolosamente, ma non dagli americani

L'inabissarsi del Titanic nel film di James Cameron
L'inabissarsi del Titanic nel film di James Cameron
ZURIGO - Che cosa scatta nella mente delle persone quando è in gioco la loro vita? Prevale la legge della giungla, ovvero prevalgono i maschi più forti a scapito di persone più deboli come donne e bambini, oppure sono valori più alti a ispirare le azioni chi sa che rischia di morire? Questi gli interrogativi al centro di uno studio, ancora inedito, del professor Bruno Frey, dell'Università di Zurigo. Il professore ha paragonato il comportamento dei passeggeri del Titanic - il transatlantico che affondò durante il viaggio inaugurale nel 1912, dopo l'urto con un iceberg, causando la morte di 1.517 dei 2.223 passeggeri a bordo - a quello osservato nel recente ammaraggio di un aereo sul fiume Hudson a New York. «A quanto pare, nelle situazioni di estremo pericolo, le persone non vanno in panico né si spintonano per raggiungere una via di fuga, ma in generale mantengono un comportamento sorprendentemente educato», scrive Frey. E proprio la maggiore «educazione» dei gentleman inglesi a bordo del Titanic avrebbe dato loro, secondo Frey, minori probabilità di sopravvivere rispetto ai passeggeri americani.

IL 10% DI PROBABILITA' IN MENO - L'analisi statistica dei passeggeri sopravvissuti e di quelli periti nel più grande naufragio della storia, come si legge sul sito swissinfo.org, giunge alla conclusione che molte persone, malgrado la loro vita fosse in pericolo, anziché farsi prendere dal panico si attennero scrupolosamente alle norme sociali. Lo studio, condotto in collaborazione con David Savage della Queensland University of Technology (Australia), ha dimostrato che i passeggeri inglesi avevano il 10% in meno di probabilità di sopravvivenza rispetto a quelli di altri Paesi, mentre gli americani ne avevano il 12% in più rispetto ai britannici. Per Frey, questo dipende dall'applicazione della regola «prima le donne e i bambini»: gli inglesi lo fecero, mentre agli americani importava più mettersi in salvo che non «fare la cosa giusta». «Una possibile spiegazione di questo atteggiamento risiede nel carattere maggiormente individualista dei cittadini a stelle e strisce che, in simili circostanze, lottano per la loro vita e sono in grado di sopravvivere», sostiene Frey.

RISULTATI A SORPRESA - Con gran sorpresa di Frey, i risultati della ricerca hanno smentito la sua teoria secondo cui, in condizioni estreme, le persone fanno esclusivamente il loro interesse. «Inizialmente avevo ipotizzato che gli adulti maschi, più resistenti rispetto alle donne e ai bambini, fossero nettamente più inclini a salvare se stessi, ma poi abbiamo scoperto che le donne avevano una probabilità di sopravvivenza sensibilmente maggiore rispetto agli uomini». Lo studio, che non è ancora stato pubblicato, ha evidenziato che il tasso di sopravvivenza delle donne era del 53% superiore rispetto a quello degli uomini, mentre quello dei bambini superava del 15% quello degli adulti.


15 febbraio 2009

www.corriere.it
postato da: camozzi alle ore 23:01 | link | commenti
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giovedì, febbraio 12, 2009

Arte contemporanea - Collettiva
Living in a still life - Cronache di un inquinamento…
Dal 14 febbraio al 14 marzo 2009 Fonderia delle Arti Via Assisi, 31 Roma
Vernissage sabato 14 febbraio 2009 ore 17.30 (Cocktail)

http://www.equilibriarte.org/upload/events/2248-1232353997.jpgA cura di Antonietta Campilongo
Progetto di N E W O R L D ART
Idee e progetti per un mondo sostenibile
Presentazione Pier Maurizio Greco

Artisti:
Artisti Innocenti, Manuela Alampi, Marco Angelini, Roberto Angiolillo, Mario Armocida, Rosella Barretta, Gian Paolo Bonani, Sara Bonetti, Antonella Boscarini, Nello Bruno, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta Campilongo, Stefano Cannone, Cristina Castellani, Antonella Catini, Antonio Ceccarelli, Maurizio Cintioli, Anna Costantini, Paola de Santis, Oronzo De stradis, Alfredo Di Bacco, Valentina Fabi, Daniela Foschi, Francesco Gentile, Marco Gerbi, Paola Giacon, Pier Maurizio Greco, Francesca Guarini, Rosella Lenci, Laura Leo, Carmelo Leone, Antonella Macaluso, Caterina Maggia, Loris Manasia, Gabriella Marchi, Maddalena Marinelli, Fulvio Martini, Stefano Marziali, Serena Meggiorini, Mariella Miceli, Simona Mostrato, Sante Muro, Giovanni Novi, Claudio Orlandi, Aldo Palma,Valentina Parisi, Giuliano Pastori, Nadia Perrotta, Astrid Pesarono, Adolfo Picano, Pommefritz Crew (Max Boschini & Mauro Manuini), Elettra Porfidi, Loredana Raciti, Grazia Ribaudo, Guido Ricci, Serafino Rudari,Graziano Russo, Fiorella Saura, Linda Schipani.

info: www.campilongo.it
www.neworldproject.it  www.neworldproject.it
anto.camp@fastwebnet.it
Tel. 339 4394399 - 06 7842112


Living in a still life/ Cronache di un inquinamento…

Living in a still life è una collettiva d’arte contemporanea, a cura di Antonietta Campilongo, allestita nei locali della Fonderia delle Arti di Roma. Nell’accezione comune, still life è sinonimo di natura morta e viene comunemente usato in pittura o in fotografia per indicare la rappresentazione artistica di un oggetto statico. Ma nel tema scelto, ovviamente, non c’è solo questo. C’è un doppio binario e una doppia velocità. Da un lato la riflessione sul tempo che scorre, con le inevitabili trasformazioni, le tracce indelebili che lascia su corpi ed oggetti e il continuo desiderio di fermarlo, di vincerlo. Dall’altro, la sensazione di vivere in uno spazio sofferto, in un ambiente naturale che va in panne, che respira a fatica e si blocca, scivolando in una pericolosa “retromarcia”. E la conseguente strenua difesa per la sopravvivenza.

Il tema dell’inarrestabile fuga del tempo e delle inevitabili “conseguenze” è presente nell’arte ab antiquo. Significativo, al riguardo, il mosaico pitagorico del cranio e della farfalla rinvenuto a Pompei. E le “danze macabre” medievali, con girotondi di scheletri, o i dipinti della serie “Tre vivi e tre morti”, in cui giovani cavalieri incontrano tre cadaveri “viventi” che li ammoniscono circa il loro futuro destino. Straordinario e visionario il San Gerolamo di Dürer, circondato dai simboli del sapere, ma con l’indice puntato su un cranio, termine ultimo di ogni percorso umano. In seguito, sul finire del ‘500, compare in Europa il genere della natura morta, spesso legata ai temi della vanitas e della caducità.

Non più rappresentazione a margine della figura umana ma soggetto protagonista di un nuovo modo di intendere l’arte e in grado di veicolare con sapienza simboli e allegorie. Caravaggio sosteneva che “vi è tanta manifattura nel fare un quadro di fiori come nel farne uno di figure”, e lo dimostra benissimo nella sua canestra di frutta, dove allo straordinario realismo fotografico si accompagna un’intensa riflessione sulla transitorietà della vita. Da qui in avanti la natura morta ha sempre esercitato un’attrazione ambigua. Da un lato il fascino e la ricercatezza di immagini vivide e realistiche, dall’altro una forma di sensualità torbida e inquieta in cui serpeggia il monito-messaggio. Anche un teschio tempestato di diamanti ci ricorda con “evidenza” che, in fondo in fondo, sotto la ricchezza sfavillante c’è sempre una fine certa.

E la natura intorno? Questo è il secondo punto. E’ più viva o più morta? Di sicuro non gode di ottima salute. L’alterazione dell’ambiente è evidente, con conseguenze diffuse a molteplici livelli: inquinamento dell'aria, acqua, suolo, chimico, acustico, elettromagnetico, luminoso, termico, genetico, nucleare…

A prescindere dalle percentuali, è necessaria una netta inversione di marcia, governi e lobbies economiche permettendo. L’arte talvolta fa finta di non vedere, volgendosi alla ricerca del sensazionale o scendendo nelle viscere del vizio. Tra le sue infinite potenzialità, c’è ancora la forza di gridare che qualcosa non va, e risvegliare coscienze ed energie. A volte ci riesce come può, con i suoi mezzi, e rappresenta una salvezza.

Living in a still life è un reportage; in bilico tra il potere salvifico dell’arte, l’inevitabile fuga del tempo e il tentativo di superarlo.

Pier Maurizio Greco
postato da: camozzi alle ore 13:14 | link | commenti (2)
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sabato, febbraio 07, 2009

postato da: camozzi alle ore 20:32 | link | commenti (1)
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giovedì, febbraio 05, 2009

Sharky, lo squalo da tè di Pablo Matteoda

4 febbraio 2009 - Sharky è il simpatico filtro per te e infusi, progettato dal designer argentino Pablo Matteoda per il Beyon Silver Contest.

La particolarità rispetto ad altri accessori del genere, risiede nel design galleggiante che sorregge una pinna di squalo o pescecane, fate voi, il risultato e lo stesso.
Ovviamente l’impatto e molto più suggestivo se usate una di quelle belle tazze trasparenti ma tranquilli è solo un ironico effetto ottico, che deve aver strappato un sorriso anche alla giuria del concorso, nel quale si è classificato al terzo posto.


Sharky_Pablo Matteoda

www.designerblog.it
postato da: camozzi alle ore 14:50 | link | commenti (2)
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lunedì, febbraio 02, 2009

Se, rinunciando a una piccola felicità, se ne può realizzare una più grande,
il saggio rinunci pure alla piccola a favore della grande.

Dhammapada, 290
postato da: Humac alle ore 16:21 | link | commenti
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