Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

Partecipano

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"Cold Blue at REDCAT"
by Sarah Cahill


venerdì, agosto 31, 2007

Un buon amico si riconosce da questi quattro tratti: ti difende quando sei in pericolo, difende la tua proprietà quando è minacciata, ti offre un rifugio quando hai paura, ti presta doppio aiuto nei forti obblighi d'affari.

Digha-Nikaya XXXI, 22
postato da: Humac alle ore 19:49 | link | commenti (2)
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giovedì, agosto 30, 2007

DOLCE FAR NULLA

Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza
ed ecco quel che ho visto:
la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra,
il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo.
E sul davanzale, la sigaretta
lasciata accesa nel posacenere.
Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio,
tanto tempo fa. Aveva proprio ragione.
Anche oggi, come ogni giorno,
ho messo da parte un po' di tempo
per fare un bel niente.

Raymond Carver

 


Tramonto sull'acqua - foto di Maria Cecilia Camozzi
postato da: camozzi alle ore 21:52 | link | commenti (2)
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sabato, agosto 25, 2007

«L’anima, noi non la conosciamo mediante la sua idea; non la vediamo in Dio; non la conosciamo che per coscienza: ed è per questo che la conoscenza che abbiamo è imperfetta. Noi non sappiamo della nostra anima se non ciò che avvertiamo accadere in noi»

M. Proust, A la recherche du temps perdu



kingston_10.jpg
India - foto di Jonathan Kingston
postato da: camozzi alle ore 11:21 | link | commenti (1)
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giovedì, agosto 23, 2007

Proprio come con l'acqua si spegne una casa in fiamme,
così il saggio soffi via il dolore allorché si presenta,
come fa il vento con un fiocco di cotone.

Buddha Sakyamuni, in Suttanipâta, 591
postato da: Humac alle ore 13:16 | link | commenti
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Un reloj que envejezca; al que se le caigan las horas como dientes.

                                    Máximo Ballester




Helsingin Sanomat - foto di angelo greco
postato da: camozzi alle ore 11:13 | link | commenti (4)
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martedì, agosto 21, 2007

NOSTALGIA

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s'addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l'illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane

                                                                                   Locvizza, il 28 settembre 1916


                        Giuseppe Ungaretti


foto di strelitzia
postato da: camozzi alle ore 17:39 | link | commenti (1)
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lunedì, agosto 20, 2007

CINQUANTA ANNI FA MORIVA UMBERTO SABA

di Massimo Lomonaco

ROMA, 19 agosto 2007 - Sopravvisse di poco alla morte della sua musa ispiratrice, l'amatissima moglie Lina. Il 25 agosto 1957, 50 anni fa, Umberto Saba, uno dei massimi poeti italiani contemporanei si spegneva, a 74 anni, in una clinica di Gorizia. Umberto Poli, suo vero nome, era nato nel marzo del 1883 a Trieste: il padre Ugo Edoardo, un commerciante veneziano, cattolico, aveva lasciato, poco dopo le nozze, la madre del poeta, Rachele Coen, di famiglia ebraica, ancora incinta. Un trauma che accompagnò tutta la vita di Umberto e che si incise in modo determinante sulla sua formazione tanto da spingere il poeta a dire metaforicamente: "Mio padre per me fu sempre l'assassino".

A causa della situazione familiare, nei primi anni di vita Umberto fu affidato ad una balia slovena, Peppa Sabaz, con la quale ebbe un rapporto affettivo tenace e lungo nel tempo. Così intenso che molti critici vedono nel nome d'arte Saba - usato per la prima volta nel 1910 per la raccolta 'Poesie' - un omaggio alla sua nutrice. Ma sono anche molti che invece propendono per un richiamo alla parola ebraica 'saba'', pane. La vocazione letteraria è precoce: a vent'anni, nel 1903, si trasferisce a Pisa per frequentare l'Università dove è assiduo ai corsi di letteratura italiana di Vittorio Cian. Ma un litigio con l'amico violinista Ugo Chiesa (che l'ha iniziato allo studio della musica), lo spinge l'anno dopo a rientrare, in forte depressione, a Trieste dove va a vivere con la madre e le zie.

Gli anni successivi sono momenti di viaggio: il Montenegro, Firenze (dove frequenta i circoli 'vociani') e Salerno dove, come cittadino italiano - pur risiedendo nell'Impero Austro-Ungarico - compie il servizio militare. Un'esperienza che gli fa stendere i 'Versi militari'. In un ritorno a Trieste conosce la futura moglie Carolina (Lina) Wolfler che in seguito sposa, con rito ebraico, e che gli darà la figlia Linuccia. Del 1910 è appunto la pubblicazione della raccolta 'Poesie', seguita nel 1912 da 'Coi miei occhi', oramai nota come 'Trieste e una donna'.

Nel frattempo si trasferisce dapprima a Bologna e poi a Milano per superare una crisi coniugale. La guerra è oramai alle porte e Saba è richiamato alle armi, nei servizi sedentari, nell'esercito italiano: legge intensamente Nietzsche (uno dei pochi intellettuali italiani dell'epoca a farlo) ed ha una nuova crisi psicologica. La fine del conflitto e il ritorno a Trieste sembrano lenire le ferite e Saba può rilevare, insieme all'amico Giorgio Fano, la libreria antiquaria Maylander di cui ben presto diventa unico proprietario. E' di questi anni la stesura della raccolta di poesie 'Canzoniere (1900-1921)', pubblicata soltanto nel 1922.

Stringe amicizia con il critico Giacomo De Benedetti e nel 1928 ottiene il primo riconoscimento ufficiale. La rivista 'Solaria' gli dedica infatti un numero monografico: molti giovani scrittori, tra i quali Giovanni Comisso, Sandro Penna e più tardi Carlo Levi, lo riconoscono come maestro, attratti da un'arte poetica che è osmosi completa con la vita del poeta. 'Solaria' pubblicherà anche 'Preludio e fughe' (sempre 1928) - una delle sue raccolte più significative - e poi 'Parole' (1934) e anche le brevi prose di 'Scorciatoie' (1936). Il disagio psichico si accentua e Saba decide di andare in analisi dal 1929 al 1931. Nel 1938 Saba, come ebreo, è vittima delle Leggi razziali fasciste: deve cedere la proprietà della libreria ad un suo commesso e si trasferisce a Parigi. Lo scoppio della seconda Guerra mondiale lo riporta a Firenze dove si rifugia con la famiglia in condizioni precarissime, aiutato soltanto dalle visite di Eugenio Montale. Sopravvive e si trasferisce di nuovo: questa volta a Milano dove si dedica alla seconda edizione del 'Canzoniere' e subito dopo alle raccolte 'Ultime cose', 'Mediterranee', 'Uccelli. Quasi un raccontino'.

Ma anche alle prose 'Scorciatoie e Raccontini'. Saba è oramai conosciuto e apprezzato. Dal 1950 però la malattia nervosa peggiora, nel 1955 entra nella clinica di Gorizia dove lo raggiunge la notizia della morte della moglie. Dopo nove mesi muore anche lui. Tra le sue carte un romanzo incompiuto 'Ernesto', raffinatissima analisi, in un mix di triestino e italiano, dell'educazione sessuale di un giovane. Uscirà postumo, per volontà della figlia Linuccia nel 1975. Ma Saba è soprattutto un poeta e, 50 anni dopo, risalta ancora uno dei suoi versi tratti da 'Epigrafe': "Parlavo vivo ad un popolo di morti/ Morto allora rifiuto e chiedo oblio".

ANSA
postato da: camozzi alle ore 09:50 | link | commenti
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sabato, agosto 18, 2007

"Señora, donde hay musica, no puede haber cosa mala".

                           Cervantes, Don Chisciotte, Parte II, Cap. 34


(foto di My Funky Stuff)
postato da: camozzi alle ore 10:46 | link | commenti (2)
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venerdì, agosto 17, 2007

Non aver timore di fare del bene. Quest'espressione, «fare del bene», non è che un altro nome della felicità, di tutto ciò che è buono e gradito. Chiunque voglia vivere bene, a lungo e benvoluto, sia generoso, tranquillo, e faccia del bene. Grazie a queste tre pratiche, apportatrici di beatitudine, il saggio vive senza rimpianti, irradiando di felicità il proprio mondo.

Itivuttaka, 22
postato da: Humac alle ore 18:18 | link | commenti
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mercoledì, agosto 15, 2007

He Who Has NoName
He Who Has NoName - foto di Khya
postato da: camozzi alle ore 22:39 | link | commenti (2)
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lunedì, agosto 13, 2007

MORTO O'DONNELL, IL FOTOGRAFO DI HIROSHIMA

NEW YORK, 12 agosto 2007 - La più famosa è quella di un bambino di Nagasaki, lo sguardo fisso, che trasporta sulle spalle il cadavere del fratellino ucciso dalla seconda bomba atomica americana, il 9 agosto 1945.

Ma di foto storiche ne ha fatte tante altre, l'americano Joe O'Donnell, diventato famoso per le immagini da lui scattate dopo il bombardamento atomico a Hiroshima e Nagasaki dell'agosto 1945, morto venerdì all'età di 85 anni a Nashville, nel Tennessee, dopo avere subito una serie di infarti. In quanto fotografo ufficiale della Casa Bianca a partire dal 1949, dobbiamo a O'Donnell quella di Franklin Roosevelt insieme a Stalin e a Winston Churchill a Yalta.

Non solo: è sua la famosa immagine della stretta di mano, sull'isola di Wake, nel 1950, tra il presidente Harry Truman e il generale Douglas MacArthur, da lui 'licenziato' pochi mesi dopo per avere minacciato un attacco contro la Cina in piena guerra di Corea. O ancora la mitica foto in cui si vede il piccolo John John Kennedy salutare militarmente la bara del padre presidente John Fitzgerald, assassinato pochi giorni prima, il 22 novembre del 1963, a Dallas, in Texas. La morte di O'Donnell è passata quasi inosservata negli Usa, dove ne ha parlato soltanto un giornale locale, The Tennessean.

 In Giappone, invece, lo hanno annunciato diversi organi di informazione. O'Donnell si arruolò nei Marines nel 1945, all'età di 23 anni con l'intenzione di andare a combattere contro i giapponesi. Venne invece mandato a studiare la fotografia e quindi inviato a settembre, un mese circa dopo le esplosioni atomiche, a fotografare le due città devastate dall'atomica, Hiroshima , bombardata il 6 agosto 1945 (140.000 morti), e Nagasaki, colpita il 9 agosto (70.000 morti). Come raccontano i suoi amici, O'Donnell fu particolarmente colpito dall'esperienza nipponica, e divenne uno strenuo oppositore dell'atomica.

Esposto per settimane alle radiazioni, O'Donnell ebbe non pochi problemi di salute. "Joe era una persona molto divertente - ricorda Anne Brown, la curatrice di una mostra dedicata alle sue fotografie - ma allo stesso tempo aveva una grande tristezza nello sguardo. Ha sofferto moltissimo, ma non ne parlava volentieri, convinto che la sofferenza dei giapponesi fosse molto più profonda della sua". O'Donnell, sposato con una fotografa giapponese, Kimiko Sakai, si ritirò a Nashville una volta raggiunta l'età della pensione, nel 1968. La coppia aveva tre figli ed una figlia.

ANSA
postato da: camozzi alle ore 20:59 | link | commenti
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