
Mirar al cielo - foto di ondacaracola
La nostra è la cultura dell'azione, dell'efficientismo, della produzione, del consumo, del "fare, fare e ancora fare". E' diventato ormai così normale essere impegnati fino all'inverosimile che non ci accorgiamo neppure dell'assurdità del vortice in cui siamo rimasti impigliati. Oppure ce ne accorgiamo, ma non sappiamo come fermarci.
E quando arriva l'agognata vacanza, spesso, veniamo semplicemente coinvolti da un vortice diverso, ma sempre originato da quella impalpabile aspettativa esterna che ci sollecita a impegnare attivamente il nostro tempo, facendo sport, turismo, imparando una lingua, rimettendo a posto la casa o, peggio ancora portandoci dietro gli arretrati del lavoro.
Fermarsi non è previsto. Fermarsi non è proposto, fermarsi non è neppure preso in considerazione tra le possibili ipotesi.
Fermarsi è anche molto difficile. Perché passare improvvisamente dall'iperattività all'inazione desta quasi un senso di angoscia, viene vissuto come uno spreco, diventa un sintomo di inutilità. La nostra cultura non è programmata per prevedere, e men che meno apprezzare, la pausa.
Pausa che, guarda caso, è però un elemento fondamentale in ogni aspetto naturale dell'esistenza: giorno e notte, estate e inverno, inspirazione ed espirazione. Pausa che culture più antiche della nostra hanno previsto come aspetto fondamentale dell'esistenza personale oltre che di quella universale.
La vita stessa, secondo il taoismo, si esprime in termini di wu e di wu wei, azione e non azione; dove "non azione" non sta per "passivo", ma per "ricettivo". La pausa, quindi non è rappresentata da una stasi, ma da un diverso modo di procedere, dalla capacità di "rispettare gli eventi senza aggredirli e di conseguenza senza arrecare squilibri".
Il concetto di wu wei taoista è l'antidoto ideale per la sbornia di iperattività da cui siamo affetti cronicamente. Implica un diverso atteggiamento nei confronti della vita, una maggior attenzione alle necessità e ai ritmi propri, altrui e del mondo che porta, a sua volta, a uno stile di vita più sano e più armonico.
Implica, in realtà, ancor di più perché porta a ottenere il massimo effetto attraverso il minimo intervento sul corso naturale degli eventi, insegnando a fluire nella vita secondo l'ideale taoista incentrato sull'autonomia dell'individuo, sulla libertà, sulla gioia e sul rapporto con la natura.
E quando si entra in sintonia con ritmi che scandiscono il divenire all'interno dell'universo, si impara a riconoscere, valorizzare e apprezzare anche gli indispensabili momenti di pausa.
VIVERE UNA SOLA VITA
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo
è prigione.
Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.
Ndjock Ngana
(poeta camerunense)