Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

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"Cold Blue at REDCAT"
by Sarah Cahill


lunedì, aprile 30, 2007


Mirar al cielo - foto di ondacaracola



La felicità non sta nell'essere amati:
questa è soltanto una soddisfazione di vanità.
La felicità sta nell'amare.

Thomas Mann
postato da: camozzi alle ore 19:48 | link | commenti (4)
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venerdì, aprile 27, 2007


Hard time - foto di alberich mathews
postato da: camozzi alle ore 20:42 | link | commenti (2)
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giovedì, aprile 26, 2007

L'universo che abitiamo e la nostra comune percezione di esso sono il risultato di un karma comune. Inoltre, i luoghi che sperimenteremo nelle rinascite future saranno il risultato del karma che condivideremo con gli altri esseri che vivranno là. Le azioni di ciascuno di noi, esseri umani e non umani, hanno contribuito a formare il mondo in cui viviamo. Tutti abbiamo una comune responsabilità del nostro mondo e siamo connessi con ogni cosa che esso contenga.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
postato da: Humac alle ore 12:07 | link | commenti (2)
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martedì, aprile 24, 2007


Shells on the shore - foto di jay chef
postato da: camozzi alle ore 23:12 | link | commenti (3)
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Taoismo, antidoto alla frenesia
Azione e non azione sono intessute indistricabilmente e contribuiscono entrambe al progetto della creazione. Quando impariamo ad apprezzare anche il valore della pausa nel nostro frenetico ritmo, ci apriamo a un nuovo modo di vivere e godere la vita.

La nostra è la cultura dell'azione, dell'efficientismo, della produzione, del consumo, del "fare, fare e ancora fare". E' diventato ormai così normale essere impegnati fino all'inverosimile che non ci accorgiamo neppure dell'assurdità del vortice in cui siamo rimasti impigliati. Oppure ce ne accorgiamo, ma non sappiamo come fermarci.

E quando arriva l'agognata vacanza, spesso, veniamo semplicemente coinvolti da un vortice diverso, ma sempre originato da quella impalpabile aspettativa esterna che ci sollecita a impegnare attivamente il nostro tempo, facendo sport, turismo, imparando una lingua, rimettendo a posto la casa o, peggio ancora portandoci dietro gli arretrati del lavoro.

Fermarsi non è previsto. Fermarsi non è proposto, fermarsi non è neppure preso in considerazione tra le possibili ipotesi.

Fermarsi è anche molto difficile. Perché passare improvvisamente dall'iperattività all'inazione desta quasi un senso di angoscia, viene vissuto come uno spreco, diventa un sintomo di inutilità. La nostra cultura non è programmata per prevedere, e men che meno apprezzare, la pausa.

Pausa che, guarda caso, è però un elemento fondamentale in ogni aspetto naturale dell'esistenza: giorno e notte, estate e inverno, inspirazione ed espirazione. Pausa che culture più antiche della nostra hanno previsto come aspetto fondamentale dell'esistenza personale oltre che di quella universale.

La vita stessa, secondo il taoismo, si esprime in termini di wu e di wu wei, azione e non azione; dove "non azione" non sta per "passivo", ma per "ricettivo". La pausa, quindi non è rappresentata da una stasi, ma da un diverso modo di procedere, dalla capacità di "rispettare gli eventi senza aggredirli e di conseguenza senza arrecare squilibri".

Il concetto di wu wei taoista è l'antidoto ideale per la sbornia di iperattività da cui siamo affetti cronicamente. Implica un diverso atteggiamento nei confronti della vita, una maggior attenzione alle necessità e ai ritmi propri, altrui e del mondo che porta, a sua volta, a uno stile di vita più sano e più armonico.

Implica, in realtà, ancor di più perché porta a ottenere il massimo effetto attraverso il minimo intervento sul corso naturale degli eventi, insegnando a fluire nella vita secondo l'ideale taoista incentrato sull'autonomia dell'individuo, sulla libertà, sulla gioia e sul rapporto con la natura. 

E quando si entra in sintonia con ritmi che scandiscono il divenire all'interno dell'universo, si impara a riconoscere, valorizzare e apprezzare anche gli indispensabili momenti di pausa.

Marcella Danon

postato da: NonoCielo alle ore 15:58 | link | commenti
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lunedì, aprile 23, 2007


foto di thierrybys
postato da: camozzi alle ore 20:41 | link | commenti
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sabato, aprile 21, 2007


Mist op dijk - foto di jeandela


VIVERE UNA SOLA VITA

in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo
è prigione.
Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.


Ndjock Ngana

(poeta camerunense)

postato da: camozzi alle ore 10:09 | link | commenti (1)
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venerdì, aprile 20, 2007

Bond quartet - Quixote


postato da: camozzi alle ore 10:01 | link | commenti
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giovedì, aprile 19, 2007

Quando guidiamo, tendiamo a pensare ad arrivare e così sacrifichiamo il viaggio a favore dell'arrivo. Ma la vita si trova nel momento presente, non in quello a venire. Infatti, potremmo anche soffrire di più una volta giunti a destinazione. Se dobbiamo preoccuparci della destinazione, che dire allora della nostra comune destinazione finale, il cimitero? Non vogliamo andare nella direzione della morte; vogliamo andare nella direzione della vita. Ma dov'è la vita? La vita si trova solo nel momento presente. Di conseguenza, ogni chilometro che percorriamo, ogni passo che facciamo dovrebbe condurci al momento presente.

Thich Nhat Hanh
postato da: Humac alle ore 23:04 | link | commenti
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Somewhere In Arizona - foto di marek003
postato da: camozzi alle ore 16:36 | link | commenti (2)
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mercoledì, aprile 18, 2007

Come diventare migliori?

Uno degli scopi della meditazione, forse il più importante, è quello di diventare migliori. Attenzione, però. Non i migliori. Bensì, semplicemente, migliori. Ma rispetto a che cosa? A noi stessi, è ovvio.

Consentitemi una semplificazione. Esistono due modi per superare il dualismo implicito negli esseri e nelle cose e conseguire, quindi, quella mentalità caratteristica che genera benessere: il primo sistema consiste nel divenire autentici, equanimi, altruisti, quindi migliori, per meditare (o pregare) più agevolmente e con successo; il secondo metodo sarebbe, invece, quello di meditare subito (attenzione, consapevolezza) per esprimere dopo, ma in modo spontaneo, naturale e sincero, autenticità, sincerità, equanimità, altruismo. La prima è la prassi delle religioni organizzate. Il secondo criterio, pur essendo più umile e oscuro, molto meno appariscente, senz'altro soggettivo, è comunque preferibile in quanto non consente ipocrisie o finzioni. Quando si supera il fideismo pseudomagico degli sciocchi, infantili e irrazionali ritualismi la sola celebrazione possibile è la gioia.

Pertanto, la condizione di benessere interiore raggiunta con la meditazione ci consentirà di essere più disponibili al dialogo e meno intolleranti. L'amore per il prossimo, per la libertà e la giustizia sociale non saranno più utopie o declamazioni ipocrite, bensì sentimenti reali.

Tuttavia sarà bene precisare ulteriormente, perché in taluni potrebbe sorgere la domanda: quali sono le declamazioni ipocrite? Un esempio: la retorica convenzionale recita solidarietà; bene, è più che giusto soccorrere chi ha bisogno, ma innanzitutto bisogna creare le condizioni per consentire il superamento di ogni infima condizione di perenne necessità; sono cioè indispensabili interventi strutturali e non sostegni episodici. Il vero aiuto consiste nel favorire sia l'indipendenza economica che l'autodeterminazione psicologica.

Durante il corso di alcune precedenti riflessioni abbiamo accennato all'influenza negativa della propaganda. Sia quella religiosa che politica. Ma noi siamo interessati a quel che unisce e non a ciò che divide. In effetti è una profezia facile a dirsi. Tutti coloro che, sospinti da scopi egoistici, tendono a creare disuguaglianze e divisioni sono inevitabilmente destinati ad essere sconfitti, a soccombere. Perché l'amore unisce e condivide. La sua massima espressione consiste nella reciprocità. Al contrario, l'odio, allontana, separa, distingue, mente e nel tentativo di sopravvivere a se stesso si dichiara solidale. E' chiaro, dunque, l'odio divide, l'amore unisce, la reciprocità li trascende entrambi.

La reciprocità è il punto d'incontro e di equilibrio tra la forza centrifuga che tende a separare e quella centripeta incline a unire. Ciò vale sia nel mondo fisico, ossia l'usuale dimensione percettiva, che nell'universo spirituale, ovvero l'ambito della realtà che trascende sia la relatività che l'illusione.

E nel contesto sociale cosa accade? Se il cervello umano è la fucina del pensiero, la società ne è il laboratorio. Qui le uniche accortezze sensate sarebbero quelle di privilegiare ed incoraggiare la ricerca, mai definitiva, degli equilibri e rinnegare l'estrema, crudele, perfida malvagità di ogni spinta alla divisione, alla disgregazione, all'involuzione, alla degenerazione.

Nick Salius
postato da: NonoCielo alle ore 14:33 | link | commenti
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