Più vero del vero
Se a volte alcune opere realistiche ci fanno sorridere, altre sembrano fatte apposta per angosciarci. È il caso de "l'incidente motociclistico" di Duane Hanson, maestro dell'iperrealismo, che si spinge fino ai limiti del macabro. Ma non meno angoscianti, anche se meno violente nell'impatto visivo, sono altre sue opere che ritraggono casalinghe, operai e custodi in varie attività oppure obesi che mangiano. Queste figure mute, volutamente simili a tanti fantasmi, rappresentano la fragilità del presente e dovrebbero farci riflettere sulla nostra vita quotidiana.
L'opera "Motorcycle Accident" nel 1967, per il suo forte realismo, fu esclusa da una mostra di Miami.
L'elefante e la televisione
Un giorno mentre guardava un programma televisivo sulla minaccia di estinzione degli elefanti a causa dei bracconieri, l'artista inglese Anthony Heywood ha avuto l'idea di fare un elefante composto da tanti televisori. Ha usato inoltre computer, radio, ventilatori, scarpe, un wc e tanto altro materiale casalingo di scarto. Il grande animale, che porta sulle orecchie di gomma vari accessori femminili, è una femmina che ha perso il suo compagno, ucciso per le sue zanne.
Nella foto l'artista 'scarta' la sua opera per una esposizione sulla costa di Sidney.
Fonte FOCUS
LA DANZA IMMOBILE
di Maria Cecilia Camozzi
"A volte si danza restando immobili"
C'è una luce oltre l'apparenza, oltre il linguaggio della razionalità, che sfugge alla comprensione e al desiderio. Più si tenta di inseguirla, più si affievolisce. Allora, non resta che lasciarsi andare alla corrente e sperare che, alla fine, ci sia un oceano abbastanza grande per tutti i sognatori e i poeti...
E sul ruolo del poeta nella società, Wolfgang Goethe nelle prime pagine (Prologo sul Teatro) del Faust scriveva:
"Mentre la Natura fila indifferente l'eterna lunghezza del filo e lo avvolge sul fuso, mentre la massa di tutti gli esseri risuona in modo irritante e confuso, chi distingue e vivifica il costante fluire delle vicende e dà, ad esse, ritmo? Chi chiama il singolo su, sino all'universale dove esso palpita in magnifici accordi? Chi permette lo scatenarsi della tempesta delle passioni? Ed al rossore della sera ardere entro un'anima grave di pensieri? Chi sparge tutti i fiori di primavera sul sentiero dell'amata? Chi intreccia le semplici verdi foglie e ne compone serti di gloria per ogni specie di meriti? Chi assicura l'Olimpo? Chi riconosce gli dei? Il potere dell'uomo che si manifesta nel poeta".
Ci sono scritti che hanno la capacità di abbattere anche i muri più spessi, che convinzioni dettate da scorretti ragionamenti, paure immotivate o altro, hanno edificato nel corso del tempo: secoli di cultura europea che, nel bene e nel male, ha influenzato gli eventi storici.
Chi ha quindi la sensibilità di trovare in essi l'idea su cui poggia il Pensiero, di trascenderlo per collocarla in un contesto idoneo, compie il primo passo verso una nuova coscienza, che va oltre alla conoscenza libresca ed approda - attraverso la ragione - al sentimento, alla passione, all'arte, alla vita e all'azione.
Si ha paura di sognare con le proprie forze: di volare troppo in alto senza ali adatte; di violare una terra casta con una caduta accidentale e sentire, poi, il silenzio piangere nello sguardo del mondo. Si cerca ovunque qualcosa di eternamente inafferrabile, per dare un senso logico a ciò che si fa, in modo da inserirlo in categorie mentali che la scienza - o peggio, il senso comune - possa approvare.
Ogni essere umano è causa e fortuna del proprio destino. Ognuno possiede veramente solo ciò che sa conquistarsi da sé: le chiavi per aprire porte su orizzonti di illusione o verità, di guerra o pace, di dolore o gioia, sono nelle proprie mani. Cerchiamo, quindi, di vivere l'esistenza come esseri unici nel nostro divenire. Ascoltiamo il rumore degli astri e il respiro del mare che sovrasta i nostri sensi. Abbassiamo le maschere e ripieghiamo le ali davanti alla Natura che "non si lascia derubare del suo velo" e che, osservata nei particolari, tocca l'anima delle sue creature. Ogni notte, il rituale volo della Luna scorre sotto gli occhi di tutti, ma solo chi possiede un cuore di cristallo vede oltre le sponde dell'ovvio.
A cosa serve adirarsi se le cose non vanno come si credeva o come qualcuno ci aveva detto? Perché cercare fuori qualcosa che si ha dentro? "Soltanto la speranza non abbandona mai quel cervello che si attacca a delle insipide sciocchezze, che scava con avida mano per scoprir tesori ed è contento se trova lombrichi" (da Notte, Faust). Allora,
[...] "Conducimi in una tranquilla plaga di cielo dove, solamente per il poeta, fiorisce pura gioia, dove amore e amicizia creano e coltivano, per dono divino, benedizione al nostro cuore" (da Prologo sul Teatro, Faust).
articolo pubblicato sul mensile L'EROE, 2000, Hesperia editrice, Parma

1819 - foto di Paul om
"Chiunque sia abile nel fingere, qualsiasi ipocrita, diventerà il tuo leader politico, nella sfera politica, il tuo sacerdote, nella sfera religiosa. Tutto ciò che gli occorre è essere un ipocrita, avere astuzia, mettere su una facciata dietro cui nascondersi. I tuoi uomini politici vivono vite doppie, i tuoi preti hanno una doppia vita - una di facciata e una occulta, e quest'ultima è la loro vera vita. Quei sorrisi di facciata sono del tutto falsi, quei volti apparentemente tanto innocenti sono stati coltivati. Se vuoi vedere la realtà del politico, devi sbirciarlo dal retro. Là appare nella sua nudità, così com'è, e lo stesso vale per il prete. Questi due tipi di persone astute hanno dominato l'umanità. Fin dall'inizio hanno scoperto che, se si vuole dominare l'umanità, occorre indebolirla, farla sentire in colpa, indegna. Occorre distruggere la sua dignità, sottrarle ogni gloria, umiliarla. Ed essi hanno trovato tali e tante vie sottili di umiliazione che è difficile percepirle; in pratica lasciano che sia tu stesso a umiliarti, a distruggerti. Ti hanno insegnato una sorta di lento suicidio."
Osho Rajneesh
Il Paradiso non è più lontano
Il Paradiso non è più lontano
Della camera accanto -
Se in quella camera un amico attende
Felicità o rovina.
Che forza c'è nell'anima
Che riesce a sopportare
L'accento di un passo che si appressa -
una porta che si apre.
Emily Dickinson

Robert Redford
Storie Zen
Un monaco curioso chiese: "Cos'è la Via?".
"E' proprio di fronte ai tuoi occhi!" Rispose il maestro.
"Perché non riesco a vederla da me?".
"Perché stai pensando a te!".
"E tu? La puoi vedere?" Chiese ancora il monaco.
"Finché tu vedi doppio, e dici - io non vedo e tu vedi - e così via,
i tuoi occhi restano annebbiati"
Rispose il maestro.
"Quando non c'è né io né tu, posso vederla?" Insistette l'allievo.
"Quando non c'è né io né tu, chi è che vuole vederla?"
Come il cielo vuoto, non ha confini.
Eppure è proprio qui,
sempre profondo e chiaro.
Quando cerchi di conoscerlo, non puoi vederlo.
Non puoi aggrapparti ad esso,
ma nemmeno puoi perderlo.
Nel non riuscire ad afferrarlo, lo ottieni.
Quando sei in silenzio, parla;
quando parli, è in silenzio.

Yangon, Burma 1994 - foto di Steve McCurry
Storie Zen
Gli insegnanti di Zen abituano i loro giovani allievi a esprimersi. Due templi Zen avevano ciascuno un bambino che era il prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi bambini, andando a comprare le verdure, incontrava l’altro per la strada.
«Dove vai?» domandò il primo.
«Vado dove vanno i miei piedi» rispose l’altro.
Questa risposta lasciò confuso il primo bambino, che andò a chiedere aiuto al suo maestro. «Quando domattina incontrerai quel bambino,» gli disse l’insegnante «fagli la stessa domanda. Lui ti darà la stessa risposta, e allora tu domandagli: “Fa’ conto di non avere i piedi: dove vai, in quel caso?”. Questo lo sistemerà».
La mattina dopo i bambini si incontrarono di nuovo.
«Dove vai?» domandò il primo bambino.
«Vado dove soffia il vento» rispose l’altro.
Anche stavolta il piccolo rimase sconcertato, e andò a raccontare al maestro la propria sconfitta.
«E tu domandagli dove va se non c’è vento» gli consigliò il maestro.
Il giorno dopo i ragazzi si incontrarono per la terza volta.
«Dove vai?» domandò il primo bambino.
«Vado al mercato a comprare le verdure» rispose l’altro.
Accadde oggi: 22 giugno 1633
La maledizione di GalileoAll’età di sessantanove anni indossando una veste da penitente Galileo Galilei, compare davanti al tribunale inquisitore del Sant’Uffizio, per abiurare e maledire le sue tesi sul movimento della Terra intorno al Sole contrarie a quelle sostenute dalla Chiesa cattolica. Si dice che subito dopo Galileo non abbia potuto fare a meno di sussurrare la frase “eppur si muove” riferendosi alla Terra. Ma non esiste alcuna prova del fatto che lo scienziato abbia pronunciato la storica frase in quel momento, e qualcuno pensa che sia stata inventata solo più tardi per rendere ancora più drammatica quella che fu una delle giornate più nere nella storia della scienza. Galileo è stato riabilitato dalla Chiesa nel 1992.
Nella foto, il ritratto di Galileo conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze (da Focus)
L'lluminazione eccessiva crea sprechi e aumenta l'inquinamento
In Italia le situazioni peggiori sono quelle di Torino e Milano
Troppe luci ci rubano le stelle
Nasce fronte per salvare il buio
di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA - A più di un italiano su due ruba la notte oscurando la Via Lattea. Allontana il traguardo di efficienza fissato dal protocollo di Kyoto. Costituisce una tassa occulta, milioni di euro sottratti al portafoglio e regalati allo smog. L'inquinamento luminoso, quella macchia bianca pulsante che nelle foto notturne copre quasi l'intero territorio dell'Europa e del Nord America, è diventato una presenza ingombrante.
E per frenarlo sta crescendo il fronte che si batte per la difesa del buio. Negli Stati Uniti la International Dark-Sky Association ha calcolato che il cattivo uso della luce negli States fa sprecare 23 milioni di barili di petrolio. In Spagna il quotidiano El Pais ha stimato in 132 milioni di euro il costo della cattiva illuminazione, senza contare i danni prodotti dalla 300 mila tonnellate di anidride carbonica che vengono sparate in cielo andando ad accelerare il riscaldamento globale.
In Italia è la Legambiente che, assieme all'Università di Padova, ha appena prodotto un'indagine nazionale sull'efficienza dell'illuminazione pubblica. In realtà più che di efficienza bisognerebbe parlare di sprechi. Oltre il 30 per cento dell'energia prodotta viene dilapidata per colpa di un sistema di illuminazione primitivo: lampade disposte malamente, globi che sparano verso l'alto invece di luci semiradenti applicate alla pareti delle case, tecnologie a bassa efficienza.
Ma c'è anche chi va controcorrente. Pavia possiede il parco lampade più avanzato, con un'efficienza del 47 per cento superiore alla media. Al secondo posto c'è Siena. Molto buona anche la posizione di due città medio - piccole del Sud: Caltanissetta e Catanzaro. Se tutti i Comuni fossero efficienti come Pavia, si avrebbe un risparmio energetico complessivo che consentirebbe di fornire elettricità gratuita a 125 mila persone, cioè ad una città come Vicenza. E una mancata emissione di 206 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Trapani, Verbania o Rimini potrebbero dimezzare il budget per l'illuminazione. Altri 13 capoluoghi avrebbero un risparmio superiore al 40 per cento.
"Sono numeri su cui riflettere", afferma Roberto Della Seta, presidente di Legambiente. "Mostrano ritardi gravi, ma anche la possibilità di uno sprint per riguadagnare terreno e competitività". E per Valerio Calzolaio, promotore della campagna per una legge quadro sull'inquinamento luminoso, "abituarsi a tagliare gli sprechi è utile anche dentro casa e negli uffici, dove si può ottenere una luce più gradevole ed efficace risparmiando sulla bolletta".
(20 giugno 2006)
tratto da www.repubblica.it