Le cose si producono intorno noi, ma nessuno ne conosce la provenienza.
Nascono, ma nessuno vede da dove.
La gente attribuisce valore a quella porzione di conoscenza che è nota,
ma non sanno servirsi dell'ignoto per raggiungere la conoscenza.
Non è questo un errore?
Zhuang-zi
EL DIAMANTE
El diamante de una estrella
Ha rayado el hondo cielo,
Pájaro de luz que quiere
Escapar del universo
Y huye del enorme nido
Donde estaba prisionero
Sin saber que lleva atada
Una cadena en el cuello.
Cazadores extrahumanos
Están cazando luceros,
Cisnes de plata maciza
En el agua del silencio.
Los chopos niños recitan
La cartilla. Es el maestro
Un chopo antiguo que mueve
Tranquilo sus brazos viejos.
Ahora en el monte lejano
jugarán todos los muertos
a la baraja. ¡Es tan triste
la vida en el cementerio!
¡Rana, empieza tu cantar!
¡Grillo, sal de tu agujero!
Haced un bosque sonoro
Con vuestras flautas. Yo vuelo
Hacia mi casa intranquilo.
Se agitan en mi recuerdo
Dos palomas campesinas
Y en el horizonte, lejos,
Se hunde el arcaduz del día.
¡Terrible noria del tiempo!
Granada, noviembre de 1920
Federico García Lorca

India - foto di Fulvio Zubiani
Un modo diverso di fare turismo
di Vittorio Calogero
Nei paesi industrializzati il turismo è accessibile a tutti i livelli sociali (turismo di massa). Viaggi organizzati raggiungono ora tutti gli angoli della terra. Anzi, posti più esotici, isole lontane, popoli con diverso livello di sviluppo, attraggono ancora di più chi desidera allontanarsi, almeno per pochi giorni, dalle giungle di cemento e dai grandi agglomerati urbani.
I pericoli di un turismo d’evasione da parte di "cittadini" inconsapevoli dei delicati equilibri ambientali delle popolazioni con diverso sistema di vita, sono evidenti. Inquinamento. Introduzione d’abitudini e modelli culturali deleteri per le culture locali, come consumi superflui, cibi poco sani perché raffinati industrialmente, alcolici. Pseudocultura che fa appello ai piaceri materiali e che proietta un’immagine di vita moderna e piacevole differente da quella che gli autoctoni conducono nel loro paese.
Certamente il turismo può portare con se effetti positivi se fatto da soggetti consapevoli, in quanto favorisce lo scambio tra culture diverse, stimola la crescita economica e sociale dei paesi visitati, valorizza le capacità artigianali e artistiche delle popolazioni.
Perché ciò accada senza disastrosi effetti collaterali, è necessario che i turisti provenienti dalle società urbanizzate e tecnicamente sviluppate rispettino alcune norme di comportamento, per realizzare l’obiettivo di un turismo consapevole, sostenibile e responsabile.
tratto da http://www.auraweb.it/
Il novizio e le formiche
Negli antichi tempi c'era un vecchio monaco che, con la pratica diligente, aveva raggiunto un certo grado di chiaroveggenza. Il monaco aveva un novizio di circa otto anni. Un giorno il vecchio, guardando il volto del bambino, vide che sarebbe morto entro pochi mesi. Rattristato da questa visione, disse al bimbo di prendersi una lunga vacanza e di andare a trovare i genitori. «Prenditi tutto il tempo che vuoi - gli disse il monaco - non aver fretta di tornare». Egli voleva, in questo modo, far sì che il novizio fosse con la famiglia quando fosse arrivato il suo momento. Ma tre mesi dopo, con sua grande sorpresa, il monaco lo vide risalire la montagna per tornare al tempio. Quando arrivò lo guardò attentamente in viso e vide che il bambino sarebbe vissuto fino a tarda età. «Raccontami tutto quel che è successo mentre eri via» disse il monaco. Così il bambino cominciò a raccontare del suo viaggio giù dalla montagna. Raccontò dei villaggi e delle città che aveva attraversato, dei fiumi che aveva guadato e delle montagne su cui s'era arrampicato. Infine narrò come fosse arrivato ad una grande alluvione. Mentre cercava un luogo adatto per attraversare, vide che una colonia di formiche era rimasta intrappolata su una piccola isola creata dall'esondazione. Mosso dalla compassione per queste povere creature, aveva preso un ramo d'albero e lo aveva posto a mo' di ponte sull'acqua tra la terra asciutta e il formicaio. Quando le formiche avevano cominciato ad attraversare, il bambino aveva tenuto fermo il ramo, finché non era stato certo che tutte le formiche avessero raggiunto l'asciutto. Poi aveva continuato il viaggio verso casa. «Ecco - pensò il vecchio tra sé - perché gli dèi hanno prolungato i suoi giorni!».
Gli atti compassionevoli possono cambiare in meglio il destino; di contro, gli atti crudeli possono avere un'influenza nefasta».
Parabola buddhista

Death Valley - foto di bogdan13
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TORINO - La tenda è ospitata in uno spazio messo a disposizione dalla circoscrizione, fuori dal grande passaggio dei turisti e degli atleti dell'Olimpiade. Eppure il messaggio sta passando, con difficoltà, come sempre, ma con forza: da nove giorni tre esuli tibetani non toccano cibo, vivono in una tenda nel cortile di san Pietro in Vicoli a Torino e vogliono approfittare delle Olimpiadi invernali per ribadire che i prossimi Giochi estivi di Pechino si faranno in un paese che non rispetta i diritti umani.
La Cina ha ottenuto i Giochi del 2008 e farà passare la fiaccola, simbolo di pace e di fratellanza, in quel Tibet, di cui disconosce i diritti, che ha annesso con la violenza e che da anni sottomette incarcerando e torturando i dissidenti.
Palden Gyatso, 75 anni, detenuto per motivi politici in Cina per 33 anni, liberato grazie all'intervento di Amnesty Italia, Tamdin Chonphel, vice presidente della comunità tibetana in Italia e Sonan Wanpdu, presidente regionale dell'associazione Tibetan Youth Congress, negli ultimi nove giorni hanno solo bevuto acqua. La tenda è una sistemazione di fortuna, con tre brandine e dei pannelli di polistirolo per terra per mantenere il calore, ma ci sono computer portatili, videocamere e macchine fotografiche: la loro battaglia si combatte soprattutto via internet, attraverso tre siti (www.tibetanyouthcongress.org, www.italiatibet.org e www.dossiertibet.it) sui quali vengono diffuse notizie sulla protesta e arrivano messaggi di solidarietà da tutto il mondo.
"Non toccheremo cibo finché non otterremo di incontrare i membri del Comitato olimpico - dice Tamdin Chonphel - vogliamo attenzione sulla popolazione tibetana". Mercoledì Chonphel ha cercato di esporre uno striscione sulle violazioni dei diritti umani della Cina all'Oval, durante la gara femminile dei 1500 metri, ma è stato bloccato. "Aspettiamo da 45 anni che il mondo si accorga di noi, che appoggi la nostra causa - lamenta - la storia del Tibet e dell'occupazione della Cina è conosciuta, anche grazie al Dalai Lama, ma nessun governo ci dà veramente appoggio. I giovani in Tibet cominciano a vacillare, la logica della non violenza a molti non sembra più l'unica applicabile. Mi vengono i brividi quando sento qualcuno che si chiede se anche noi non dovremmo tirare le bombe per essere ascoltati".
Palden Gyatso ha gli occhi socchiusi, prega. E' il più anziano, ma sta sopportando bene il digiuno, purtroppo è stato "allenato" dai 33 anni di prigionia. "Non sarò mai stanco di far conoscere la storia del mio paese - dice - credo fermamente nella non violenza quindi vado avanti su questa strada. A 28 anni ho manifestato per dire che il Tibet è dei tibetani e la Cina è dei cinesi. Per questo sono stato 33 anni in carcere, torturato ogni giorno. Io non odio i cinesi, sto facendo lo sciopero della fame anche per loro, perché non solo il Tibet è oppresso, ma anche la Cina. Quando i Giochi estivi furono assegnati a Pechino si disse che questa decisione avrebbe contribuito a migliorare il rispetto dei diritti umani. In realtà nulla è cambiato, anzi: altri monaci sono stati incarcerati e altri bambini deportati. Facciamo lo sciopero della fame perché vogliamo che ci si renda conto che a Pechino non può esserci vero spirito olimpico".
Il Comitato olimpico fa orecchie da mercante e nessun rappresentante del Cio si è fatto vedere. La protesta dei tre tibetani, visti anche i precedenti, sembra senza speranza. Ma loro sono determinati ad andare avanti: "Anche se il corpo si indebolisce il nostro spirito è forte", dice Gyatso, che poi chiude gli occhi e si rifugia nella meditazione. "Senza quella non potremmo resistere" osserva Chonphel. Ma i medici che li assistono sono più pratici: "Sono deboli e hanno perso peso - dice Tenzin Thupten, che tiene sotto controllo i tre con il dottor Viale - abbiamo un'auto qui vicino, siamo sempre pronti al peggio".
(24 febbraio 2006)
tratto da www.repubblica.it

Swan Reflections - foto di nickbrunsdon
Un funerale spaziale per «Scotty»
La società americana Space Services organizza l’invio delle ceneri nello spazio. Tra i primi ad aderire «l'ingegnere» dell'Enterpise
STATI UNITI – Per il prossimo mese è previsto il lancio in orbita delle ceneri dell’attore James Dohan, lo Scotty di Star Trek (a sinistra nella foto). E di altri 185 defunti. Il business dei viaggi spaziali, come racconta Wired è sempre più appetitoso e ora si aggiunge un servizio ancora più esclusivo o forse semplicemente curioso: si tratta dello spargimento dei resti mortali tra i corpi celesti e le galassie. Riguarda le volontà eccentriche di Dohan, ma anche quelle di un tecnico telefonico, di una baby sitter, di uno studente e di una ragazzina di 19 anni, morta in seguito a un linfoma di Hodkin’s e appassionata di Sinatra, il quale cantava «Fly me to the moon»: fammi volare fino alla luna e fammi giocare tra le stelle. Fammi vedere se è uguale saltare su Giove e su Marte…».

Moonlit Roses - foto di gbzee