Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

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"Cold Blue at REDCAT"
by Sarah Cahill


mercoledì, agosto 31, 2005

Test di intelligenza per le pecore, in Australia...

Secondo un ente australiano selezionare le pecore con dei test di intelligenza renderebbe più economico e meno faticoso il lavoro nelle fattorie.

Lo Csiro, l'Ente di ricerca scientifica del Commonwealth, ha pubblicato i risultati di test condotti su centinaia di capi, e sta stilando una classifica in intelligenza ovina.

"Una pecora intelligente rende il lavoro molto piu' semplice e veloce", ha dichiarato una ricercatrice. Il test consiste nell'uscire da un labirinto per raggiungere il gregge.

tratto da www.lifegate.it

postato da: NonoCielo alle ore 15:51 | link | commenti
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La lingua perduta degli Inka

Forse si comincia a capire qualcosa di un oscuro e affascinante codice segreto utilizzato dai vertici della società Inca. Rinvenuti in varie parti del grande impero andino, i Khipu sono misteriosi manufatti composti da una corda di lana di alpaca, lama e cotone dalla quale si dipanano numerose cordicelle più piccole, tutte ricoperte di minuscoli nodi posizionati apparentemente a caso.
Che questi oggetti senza alcuna utilità pratica siano le “sillabe” di un linguaggio criptato
è sempre stato evidente.
Se ne erano già resi conto i conquistatori spagnoli che avevano rinvenuto i primi Khipu risalenti al 1400/1500 a.C. Nessuno però è mai riuscito a decifrare il significato di questo linguaggio, che forse verrà mai più recuperato.

Legami nascosti. Oggi, però, qualcosa di più emerge. Gary Urton e Carrie Brezine della Harvard University sembrano aver trovato un modo per iniziare un'opera di decodifica che tuttavia difficilmente permetterà di decifrare i circa 600 Khipu ritrovati fino a oggi.
I due ricercatori, un antropologo e un matematico, hanno catalogato in un database i 21 Khipu rinvenuti a Puruchuco, il cuore amministrativo della civiltà Inca, includendo informazioni su numero e posizione delle cordicelle “secondarie” e dei nodi.
I dati, incrociati tra loro secondo criteri statistici, hanno rivelato che le informazioni contenute nelle cordicelle “minori” presentano in alcuni casi un legame con altre cordicelle di Khipu provenienti da diverse parti dell'Impero Inca.

Registri esattoriali. Insomma, tutto farebbe pensare che questi curiosi manufatti tessili servissero a raccogliere e ordinare dati provenienti dalle varie province del vasto Impero.
Ma che tipo di dati? Quasi sicuramente numerici, visto che la posizione e la forma dei nodi indicano certamente delle cifre. Un'ipotesi su cui si sta lavorando è che i Khipu fossero registri fiscali in cui era annotato, ad uso delle classi dirigenti, il pagamento delle tasse.

www.focus.it

postato da: camozzi alle ore 08:26 | link | commenti
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martedì, agosto 30, 2005

Rope - foto di kazemir

postato da: camozzi alle ore 10:16 | link | commenti
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lunedì, agosto 29, 2005

Semplicità e consapevolezza

"Le pratiche di Thich Nhat Hahn sono leggere come soffi di vento che ti accarezzano, e cambiano le tue percezioni. E' speciale nella sua semplicità, nella sua capacità di coinvolgere con dolcezza". Resoconto di un'esperienza.

Il respiro non l'ha di certo inventato lui. Le sue tecniche sono semplici, immediate, per qualcuno anche sin troppo poco elaborate.
La sua proposta non ha un'intensità "devastante" oppure un'elevata ascesi, come in altre pratiche si trova.
Eppure
Thich Nhat Hanh colpisce, coinvolge, cattura. Nei suoi discorsi, spesso, ripete gli esempi, cita qualcosa che ha già altrove citato. Eppure tutto appare, ogni volta, nuovo, come se fosse sempre la prima volta che lo si ascolta. L'interesse non viene per nulla sminuito dal fatto che sia un qualcosa di già ripetuto.
E questo è notevole: porgere cose anche già dette, già pronunciate, come se fossero sempre fresche di novità. In questo modo, ogni suo video, ogni suo discorso in cassetta, o dal vivo, è sempre una scoperta, è come
innaffiare ogni volta un seme, già piantato nel terreno, per dare splendidi fiori, o frutti.

Cattura anche per la sua semplicità, quasi disarmante. Un uomo dalla statura piccola, dal viso rotondo, ben lontano dal modello di Maestro che noi ci poniamo (alto, austero e simili). Questo uomo, dalla struttura minuta, diviene "grande" quando appena lo si vede. E colpisce il suo portamento gentile, il suo modo dolce e deciso ad un tempo di porsi di fronte alle persone.

Colpisce anche per la sua proposta. Salta subito all'occhio, e non potrebbe essere altrimenti, la centralità del Gruppo nella sua pratica. Non più, quindi, l'asceta solitario (tipico di parte della tradizione Induista), non più il Gruppo solo monastico (come nel Buddismo antico), ma la comunità dei praticanti. Il Sangha (appunto la comunità di chi pratica) assume qui un ruolo centrale. Attraverso il Sangha si cambia, attraverso il Sangha ci si trasforma. Il Sangha, insomma, è la vera forza di crescita. A tal punto da divenire "occhi ed orecchie" del praticante che, per dirla con le parole del Maestro, vede e sente quello che non vede e sente il praticante, costituendone, quindi, la possibilità di reale visione allargata.

Un Sangha che, però, non è esclusione della volontà e dell'identità del singolo. Anzi, al contrario! Ne costituisce la forza, la possibilità di guardare oltre i propri limiti, di vedere con più chiarezza sé stesso. Una possibilità di visione profonda, di miglioramento attraverso il Gruppo.

Un Sangha che è profondo al punto tale da rendere marginale la figura del Maestro. Infatti, nei ritiri, nei gruppi, è il Gruppo stesso che organizza (Il Maestro rimane importante negli insegnamenti, ma la sua presenza non è necessaria). Nei ritiri, ogni Sangha, a turno, organizza e guida le giornate. Nei singoli Sangha, chi porta la lettura su cui si fa condivisione (un altro fondamentale momento nella Pratica: lo scambio profondo di esperienze), conduce lui la serata.

Non si demanda, quindi, a un'autorità esterna, ma si rimane profondamente radicati in sé, e nel Sanghakaya (il Corpo del Sangha) che aiuta a vedere le cose con occhi nuovi.

Ma Thich Nhat Hanh è anche guardare il vecchio con occhi nuovi e più luminosi. Sua la grande capacità di modificare pratiche del passato, di rivederle per renderle più adatte all'oggi. Per lui, infatti, il Dharma (l'insegnamento) non è qualcosa di statico, ma di dinamico, che si muove, che cresce. Il Dharma (per dirla ancora come lui) è un albero che muta e si trasforma. Questo permette di non rimanere ancorati a regole e precetti oggi non più efficaci e validi. Conservando, comunque, il profondo Spirito e il valore della proposta: cambiano solo le modalità.

Le sue pratiche sono semplici: meditazione seduta, camminata, toccare la terra (per mettersi in contatto con l'elemento generatore) e altro ancora. Tutto in consapevolezza profonda.

Thich Nhat Hanh, infatti, vede nella Presenza Mentale la chiave di tutto. Essere consapevoli di ogni istante al 100% come modo per vivere appieno. Per non fare in modo che la Vita accada mentre siamo impegnati a fare progetti.
Questo è il suo profondo messaggio, probabilmente. Ed è tracciato il percorso per ottenerlo. Un percorso fatto di semplicità, di simpatia, di sorriso del Cuore, di Amore. Senza pretese eccessive, ma con grande bellezza e leggerezza. Per riscoprirsi davvero in profondità. Ringraziando chi ci ha offerto questa possibilità di trasformazione.

Sergio Ragaini

postato da: NonoCielo alle ore 09:15 | link | commenti (1)
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venerdì, agosto 26, 2005

Abstract .... foto di shenhav

postato da: camozzi alle ore 07:47 | link | commenti
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giovedì, agosto 25, 2005

Abbi il tuo scopo davanti a te a ogni passo che fai. Tu desideri la libertà e non devi dimenticarlo mai.

Aforisma Sufi

 

postato da: Humac alle ore 15:19 | link | commenti
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Jordi Belver

Después de estudiar diseño gráfico y fotografía, Jordi Belver (Barcelona, 1950) se licenció en Historia del Arte en la Universitat de Barcelona. Se inició trabajando como grafista para varias agencias de publicidad y posteriormente ha alternado el diseño con la fotografía, especialidades en las que ha obtenido la mención Laus del ADG-FAD.
Desde 1978 se dedica plenamente a la fotografía. Ha presentado siete exposiciones individuales y es autor de diversos libros fotográficos, entre los que hay que destacar Alfares y alfareros de España (Ediciones del Serbal, Barcelona,1988) y La nova arquitectura de Barcelona: El Port Vell (Autoritat Portuària de Barcelona, Barcelona, 1996).
Ha fotografiado las obras más importantes de Gaudí y ha publicado las imágenes. Es el caso del libro La Pedrera. Cosmos de Gaudí (Fundación Caixa Catalunya, Barcelona, 1992).

Portolà 11, 1º 1ª
08023 Barcelona
Tel.: 934 184 737

postato da: camozzi alle ore 09:17 | link | commenti
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mercoledì, agosto 24, 2005

E' morto Ambrogio Fogar, da 13 anni respirava grazie alle macchine

Aveva sessantaquattro anni e dal 1992 era paralizzato a seguito di un incidente automobilistico durante il rally Parigi-Mosca-Pechino. Sportivo estremo di fama internazionale, Ambrogio Fogar comunicava e respirava solo attraverso le macchine. L'eroe solitario, l'autore di mille imprese avventurose, tra cui la più difficile di tutte, la malattia, se n'è andato così con lo stesso coraggio con cui aveva affrontato le sfide che il suo animo inquieto gli imponeva. Il decesso è avvenuto nell'abitazione di via Crescenzago, poco prima delle due di notte. Negli ultimi anni le sue condizioni di salute erano notevolmente peggiorate. Fogar era nato a Milano il 13 agosto 1941.
Ambrogio FogarDeterminato e pieno di vita, Fogar aveva trasformato la sua condizione di infermità in un'attività intellettuale molto florida. Autore di diversi libri in cui affrontata il tema delle sfide della vita, in occasione dell'uscita del suo ultimo libro, Controvento, due mesi fa, anche se sconsigliato da molti, Fogar aveva manifestato il desiderio di recarsi in Cina, per sottoporsi alle cure di un neurochirurgo che sperimenta l'utilizzo delle staminali. E proprio in relazione alla ricerca scientifica in questo campo, Fogar è stato di recente uno dei testimonial del referenduma sulla procreazione assistita a favore del "Sì", svoltosi in Italia lo scorso giugno.
Le mille avventure di Ambrogio Fogar rimarranno nella leggenda. Tra queste spicca il giro del mondo in barca a vela, compiuto nel 1974, da Est verso Ovest, contro le correnti e il senso dei venti. Poi la circumnavigazione dell'Antartide nel 1978 quando la sua barca, il Solitario, viene affondata da un'orca. Lui, dopo 74 giorni di deriva, si salva miracolosamente, ma il suo compagno, il giornalista Mauro Mancini, muore. Poi la consegna al grande pubblico, quello televisivo, con la trasmissione Jonathan, dimensione avventura.
A stroncare la sua vita attiva ci pensa l'ennesima avventura nel deserto: durante il rally Parigi-Mosca-Pechino, la macchina su cui viaggia si capovolge, e Fogar si ritrova con la seconda vertebra cervicale spezzata e il midollo spinale tranciato. E' la paralisi totale e permanente. Che non è però la fine delle sue imprese: nell'estate del 1997 compie un giro d'Italia in barca a vela su una sedia a rotelle basculante. L'"Operazione Speranza", questo il nome dato all'impresa, porta avanti una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle persone disabili, destinate a vivere su una carrozzella.

 
da Tiscali News
postato da: Humac alle ore 12:28 | link | commenti
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martedì, agosto 23, 2005

New melody. Lena Te - http://www.lenate.spb.ru/

postato da: camozzi alle ore 11:47 | link | commenti
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lunedì, agosto 22, 2005

Coloro che non cercano di ottenere la felicità
hanno più possibilità di trovarla.

Questo perché coloro che cercano di procurarsela,
dimenticano che il modo più sicuro di essere felici,
è cercare di far felici gli altri.

                    Martin Luther King, Jr.

 

"Big Sable Point Lighthouse, Ludington State Park, Michigan" © Willard Clay

Big Sable Point Lighthouse, Ludington State Park, Michigan
postato da: Humac alle ore 10:27 | link | commenti (1)
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domenica, agosto 21, 2005

Colombia, mucca provoca incidente stradale: arrestata dalla polizia

Ha causato un incidente stradale ed è stata arrestata.
E fin qui potrebbe non esserci niente di strano. Peccato che a finire in galera non sia una donna ma una mucca colpevole di aver provocato con la sua presenza un incidente stradale in Colombia.
La mucca stava vagando lungo una strada di Giron quando è stato investita da una donna su un motociclo. La donna per sua fortuna è uscita illesa ma la polizia è intervenuta e ha deciso che la mucca rappresentava un pericolo per la circolazione e l'ha arrestata. Ora è rinchiusa in una cella del carcere.
La notizia ha destato scalpore e stupore ma i poliziotti sono apparsi inflessibili. "Se a causare l'incidente fosse stato un uomo sarebbe stato arrestato, non capiamo perchè non si debba fare la stessa cosa con un animale".
 

da Tiscali news
postato da: NonoCielo alle ore 16:12 | link | commenti (1)
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