Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

Partecipano

 Il mio profilo ContattamiHumac

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Counter pigro

più o meno *loading* visite

Background Music:
"Cold Blue at REDCAT"
by Sarah Cahill


giovedì, giugno 30, 2005

photo by Rüdiger Linden

postato da: Humac alle ore 12:56 | link | commenti
categorie:

Le auto a idrogeno fanno bene alla salute:

Se tutti i veicoli in America andassero a idrogeno invece che a benzina, si salverebbe la vita a 6000 persone ogni anno.Lo dice uno studio pubblicato su Science condotto da Mark Jacobson dell'università di Stanford, California.

Perché? Perché vanno piano? No, tutt'altro. Perché il vapore acqueo che esce al posto dei gas di scarico può essere usato per fare suffumigi? Be', quasi. Il segreto sta nel fatto che abbattendo le emissioni inquinanti che oggi causano asma, problemi ai polmoni e tante altre malattie, si abbasserebbero, e di molto, anche i decessi.

tratto da www.lifegate.it

postato da: NonoCielo alle ore 12:32 | link | commenti
categorie:
mercoledì, giugno 29, 2005

Kodo: l'antica arte nipponica di suonare il tamburo

Grazie al lavoro di alcune compagnie di giovani musicisti-danzatori-attori e del loro intimo e ritrovato legame con le tradizioni, non è andata perduta

In Giappone, l'o-daiko è il re dei tamburi, il più grande, il più venerato. Dal 1609 li produce un'antica società di Kanazawa, la Asano Daiko, da quando cioè gli antenati degli attuali proprietari li realizzavano per i samurai. Per la sua costruzione vengono utilizzati tronchi del bigunga, un albero che cresce in Camerun e che possiede le caratteristiche richieste dagli abili mastri tamburai giapponesi. Un'arte difficile e complessa che si tramanda di generazione in generazione e implica una lavorazione manuale con la sola ascia, faticosissima e di grande pazienza. Occorrono almeno due lunghi anni per realizzare un o-daiko. Ma alla fine il suo suono è perfetto come il battito del cuore, con le sue accelerazioni, sussulti e rallentamenti. Si dice che ricordi il battito del cuore della madre come un neonato lo sente stando nel suo grembo. Ci sono poi anche i miyadaikos, tamburi di media grandezza, il piccolo shime-daiko e infine il gojinjo-daiko da tenere sospeso alla cintola.

I kodo, invece, sono un folto gruppo di giovani uomini e donne (la comunità più famosa è quella degli Ondekoza) che imparano a percuotere i famosi tamburi della tradizione nipponica. Essi conducono una vita spartana e permeata di religiosità, in perfetta armonia con la natura selvaggia della piccola isola di Sado, dove trascorrono molti mesi dell'anno in un ritiro fatto di estenuanti esercizi fisici, yoga, meditazione e studio della musica tradizionale. Per poter percuotere le grandi pelli tese dell'o-daiko, che può raggiungere i due metri e mezzo di diametro e un peso di 400 chili, bisogna infatti conservare corpi perfetti e soprattutto la forma necessaria a battere per ore lo strumento durante gli allenamenti e le esibizioni.

Dopo quattro anni di intenso studio i kodo diventeranno veri e propri maestri della percussione e di altri strumenti musicali della tradizione giapponese. Solo allora lasceranno l'isola di Sado per intraprendere tournèe in tutto il mondo e far conoscere il potere espressivo dei loro tamburi. Il lavoro dei kodo consiste anche nella ricerca sul campo. Come etnomusicologi, viaggiano spesso nei villaggi giapponesi alla ricerca di tradizioni dimenticate, raccolgono testimonianze orali e materiali, registrano rituali sopravvissuti alla civiltà robotizzata del Giappone industrializzato. Esperienze che poi riporteranno nelle loro incredibili performance in cui musica, teatro e danza fanno rivivere frammenti del Giappone antico.

Maurizio Torretti

postato da: NonoCielo alle ore 10:08 | link | commenti (1)
categorie:
martedì, giugno 28, 2005

AUGURI KUNDUN: IL 6 LUGLIO IL DALAI LAMA COMPIE 70 ANNI

Settanta anni sono una pietra miliare nella vita di un uomo. Non sarà un compleannno facile. "La via di mezzo" ovvero la soluzione alla questione del Tibet formulata anni fa da Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, sembra non aver smosso di un millimetro la Cina dalla propria intransigente posizione.
Ma questo non è il momento delle analisi e delle discussioni.
Questo è il momento degli AUGURI!

postato da: Humac alle ore 15:41 | link | commenti (1)
categorie:

foto di alfa

postato da: camozzi alle ore 08:54 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, giugno 27, 2005

IL CONTINENTE PERDUTO DI MU

Il leggendario continente perduto di Mu e il popolo che lo avrebbe abitato continuano ad affascinare attraverso gli studi di James Churchward

"Il giardino dell'Eden non era in Asia, ma in un continente ora sommerso nell'Oceano Pacifico. La storia biblica della creazione, l'epica narrazione dei sette giorni e delle sette notti, non nacquero tra le genti del Nilo e della valle dell'Eufrate, ma a Mu, la Madreterra dell'Uomo. Queste mie affermazioni trovano riscontro nelle complesse testimonianze che scopersi sia sulle dimenticate tavole sacre in India, sia su documenti di altri paesi”.
Così scriveva il britannico James Churchward nel 1920 nel suo libro “Mu, il Continente Perduto”. Egli pubblicò gli studi di cinquant’anni di lavoro volendo dimostrare l’esistenza 13.000 anni fa di una civiltà avanzatissima che era scomparsa a causa di un cataclisma, così come sarebbe successo 3.000 anni dopo anche al suo ultimo avamposto, la ben nota Atlantide.
In questo libro il colonnello britannico Churchward racconta in quale modo sia venuto a conoscenza dell’esistenza di questo continente e di quali prove disponga per dimostrare la propria tesi.
Churchward asserisce, infatti, di aver scoperto una biblioteca segreta, appartenente ad una confraternita detta dei Naacal (o Sacri Fratelli), “una comunità religiosa mandata da Mu nelle colonie per insegnare le sacre scritture, le religioni, le scienze”. Dove si trovi esattamente questa biblioteca, Churchward omette di dirlo. Egli afferma di aver decifrato “migliaia di tavolette d'argilla” e di aver appreso in tal modo la storia sconosciuta dei primi abitanti del mondo. Tuttavia nessuno dopo di lui ha mai visto queste tavolette.

Le sue ricerche hanno inizio nel 1870, quando, in qualità di colonnello dell’esercito di Sua Maestà Britannica, si recò in India per portare aiuto in occasione di una carestia che aveva colpito una regione montuosa. Questa missione lo portò a collaborare con una comunità di monaci e Churchward fece amicizia con il sommo sacerdote, poiché entrambi avevano la passione per l'archeologia. Mentre si trovava nel tempio intento a decifrare un'iscrizione scritta in una lingua a lui sconosciuta venne aiutato dal sacerdote nella traduzione e questi gli rivelò anche che si trattava di una lingua estremamente antica. Il sacerdote confessò che all'interno del tempio esistevano delle tavolette scritte nella stessa lingua che parlavano della terra di origine del genere umano, il continente Mu. Le tavolette, ritrovate nella città di Rishi (una delle sette città sacre dell’India), appartenevano secondo il sacerdote ad una collezione più vasta, ma erano scritte in un linguaggio oscuro ed esoterico e avrebbero avuto migliaia di anni.
Purtroppo la sacralità e l'importanza di quelle tavolette era tale che era vietato rimuovere le loro custodie. Ma Churchward scoprì che il suo amico sacerdote aveva sottratto alla biblioteca due tavolette e i due, dopo aver tradotto queste prime tavolette, decisero di esaminare tutte le tavolette traducendo integralmente il testo. Le tavolette parlavano della creazione del mondo e dell'uomo, il quale era comparso per la prima volta nel continente Mu. Churchward iniziò a ricercare in ogni parte del mondo altre tavolette.
A sostegno della sua teoria e delle sue ricerche vennero le scoperte di William Niven in Messico, e la scoperta di città sepolte vecchie di decine di migliaia di anni distrutte da immensi cataclismi vulcanici. Tutto ciò, secondo Churchward, avrebbe dimostrato l'esistenza di civiltà "preistoriche" avanzate, come Mu. Inoltre Niven, durante i suoi scavi avrebbe trovato duemilaseicento tavolette che facevano riferimento a Mu, permettendo a Churchward di aumentare le proprie conoscenze sul continente perduto.

Dalla lettura di tutti questi documenti, Churchward tracciò una storia del continente perduto.
Esso era situato nell'Oceano Pacifico e aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l'isola di Pasqua e le Fiji. Da est a ovest misurava 8000 Km e in senso verticale 5000 Km. Il continente sarebbe stato abitato da sessantaquattro milioni di abitanti, divisi in dieci tribù o stirpi e governati da un re unico (che aveva poteri sia spirituali che temporali), detto Ra-Mu. La religione era unica per tutti i suoi abitanti: adoravano una divinità indicata con il nome fittizio di "Ra il Sole", poiché gli abitanti non ne pronunciavano mai il vero nome. Gli abitanti di Mu credevano nell'immortalità dell'anima e del suo futuro ritorno alla divinità. In questo continente non c'erano mai state guerre e la popolazione viveva nel benessere e nella prosperità. Mu, pur essendo popolata da diverse razze, sarebbe stata dominata dalla razza bianca. Secondo Churchward essa era divisa in tre grandi zone e aveva sette città principali. Da Mu partivano navi che portavano la scienza, la religione e il commercio presso le altre popolazioni più arretrate.

A Mu si dovrebbe la fondazione di diverse colonie, tra cui l'impero di Mayax in America, l'impero Uighur nell'Asia centrale e nell'est Europeo e il regno dei Naga nell'Asia meridionale. Lo stesso antico Egitto sarebbe stata, a detta del britannico, una colonia di Mu.

Nonostante le loro conoscenze gli abitanti di Mu non poterono impedire la catastrofe. Nel periodo di massimo sviluppo, un primo sconvolgimento tellurico avrebbe distrutto la parte meridionale del territorio e in seguito successivi disastri avrebbero portato all’inabissamento definitivo del continente, con conseguente innalzamento delle acque in tutto il resto del mondo, dando in tal modo origine al cosiddetto “diluvio universale”, evento noto in tutte le culture, che, come estrema conseguenza, cancellò tutte le tracce di questa civiltà sugli altri continenti.
I pochi uomini sopravvissuti al disastro, rimasti senza contatti con il centro di irradiamento della cultura, progressivamente si imbarbarirono, dando inizio alla storia come noi la conosciamo, ma conservando memoria, seppur confusa, delle loro più antiche origini.
Solamente Atlantide, dove era stata creata una colonia molto avanzata, conservò quasi intatto il livello tecnologico e culturale raggiunto, ma anch’essa venne distrutta in un successivo cataclisma.

Una seconda teoria sulla scomparsa dei due continenti prevede che Atlantide e Mu si siano scontrate per la supremazia mondiale e abbiano dato luogo ad una sorta di “guerra nucleare” ante litteram che portò, prima alla distruzione di Mu e successivamente alla scomparsa di Atlantide.
Naturalmente tutte le ipotesi sono aperte, dal momento che le presunte tavolette indiane raccontano solo dell’epoca d’oro e nulla rivelano sui motivi della sua scomparsa.

Il termine Mu venne coniato da Churchward sulla base di due eventi particolari.
Il primo fu la scoperta di Khara Kota, una città sepolta dalle sabbie del Deserto del Gobi ritrovata all’inizio del secolo XX dall’avventuriero russo Kolkov. Sotto le mura di questa città, l’esploratore asserì di averne ritrovato un’altra più antica, Uighur il cui stemma era la lettera greca M (“Mu”) inscritta in un cerchio diviso in quattro settori. Sul valore di questi ritrovamenti sussistono molti dubbi, dal momento che i resti della città rinvenuti successivamente da altri esploratori non corrispondono affatto alle magnificenze descritte da Kolkov; ma Churchward ritenne senza ombra di dubbio che Uighur fosse una colonia di quel continente perduto che egli battezzò pertanto Mu.E in secondo luogo la parola Mu deriverebbe dalla sillaba centrale della parola Lemuria, un immaginario istmo di congiunzione tra America e Asia che lo scienziato britannico Slater e, successivamente, il tedesco Hackle immaginarono per spiegare la presenza dello stesso tipo di protoscimmie, i Lemuri, in zone lontanissime tra loro Gli scienziati, infatti, mossi dalle teorie darwiniane cercavano di trovare delle spiegazioni logiche alla presenza dello stesso mammifero in zone diverse del globo e avevano ipotizzato che, in un epoca remotissima, i Lemuri si fossero spostati da un continente all’altro attraversando una striscia di terra, oggi scomparso, detta Lemuria, appunto. Churchward affermò che questa striscia di terra altro non era che il continente perduto di Mu.

Questa teoria affascinante spiegherebbe la somiglianza di culture lontanissime tra loro, l’esistenza delle piramidi in Egitto e presso le culture preocolombiane, le somiglianze tra alcuni miti presenti presso popolazioni lontane tra loro, la somiglianza dell’alfabeto Rongo Rongo dell’Isola di Pasqua e i segni geroglifici rinvenuti nella città indiana di Mohenjo-daro, oltre al presunto ritrovamento di strade lastricate sul fondo dell’oceano pacifico.
Dall’altro lato però è in deciso contrasto con le conoscenze scientifiche relative alla diffusione dell’uomo sulla terra, con la storia come la conosciamo e con la datazione dei più antichi reperti umani oltre che con l’ipotesi della Pangea di Wegener

Il continente perduto di Mu continua ad affascinare anche ai nostri giorni, ma nessun ritrovamento scientifico ha per il momento avvalorato in maniera definitiva la tesi di Churchward, tuttavia le somiglianze e le coincidenze da lui evidenziate lasciano aperte tutte le ipotesi.

tratto da http://www.il-tempio.net

postato da: Humac alle ore 15:46 | link | commenti
categorie:
sabato, giugno 25, 2005

SONETO XLV

No estés lejos de mí un solo día, porque cómo,
porque, no sé decirlo, es largo el día,
y te estaré esperando como en las estaciones
cuando en alguna parte se durmieron los trenes.

No te vayas por una hora porque entonces
en esa hora se juntan las gotas del desvelo
y tal vez todo el humo que anda buscando casa
venga a matar aún mi corazón perdido.

Ay que no se quebrante tu silueta en la arena,
ay que no vuelen tus párpados en la ausencia:
no te vayas por un minuto, bienamada,

porque en ese minuto te habrás ido tan lejos
que yo cruzaré toda la tierra preguntando
si volverás o si me dejarás muriendo.

Pablo Neruda - Cien sonetos de amor (1959) Mediodía

postato da: camozzi alle ore 10:12 | link | commenti
categorie:
giovedì, giugno 23, 2005

Young and old  - foto di photo2be

postato da: camozzi alle ore 17:37 | link | commenti
categorie:

La Luna piena

Stanotte alzate gli occhi al cielo e guardate la Luna: sembrerà grande come non l'avete vista mai, almeno negli ultimi 18 anni. Oggi infatti la Luna piena segue di un giorno il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno, quando il Sole raggiunge il punto più alto nel cielo e la Luna, dal lato opposto, quello più basso. Ma perché quando la Luna è bassa la percepiamo più grande? Si tratta di una delle più famose illusioni ottiche: per saperne di più clicca qui.
Nell'immagine, la Luna vista da vicino, a bordo dell'Apollo 15, e elaborata successivamente con l'aggiunta di vividi colori. (da Focus)

Foto: © Stefan Lammel

postato da: NonoCielo alle ore 09:41 | link | commenti
categorie:
mercoledì, giugno 22, 2005

Convivere con il mutamento è possibile: addestriamoci a farlo.
Per i bambini d'oggi, e soprattutto per quelli che nasceranno domani, prendere parte alla telematizzazione del mondo apparirà un fatto del tutto naturale perché cresceranno in un contesto popolato di computer. Ma per noi adulti non è altrettanto facile adattarsi a una così diversa realtà che richiede un lungo processo di metabolizzazione. Può aiutarci soltanto un miglior uso della psiche.

Aldo Carotenuto

postato da: Humac alle ore 14:58 | link | commenti
categorie:

ritratto di Osho

postato da: camozzi alle ore 10:32 | link | commenti (2)
categorie: