Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

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"Cold Blue at REDCAT"
by Sarah Cahill


martedì, maggio 31, 2005

I colori fondamentali sono universali
Non è vero che ogni linguaggio determina arbitrariamente le categorie di colori

Una ricerca pubblicata sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences" dimostra che, quando si tratta di dare nomi ai colori, le differenti culture partono dagli stessi colori di base. I risultati del World Color Survey indicano infatti che alcuni colori vengono percepiti all'interno di categorie universali, a prescindere dal linguaggio di chi li percepisce.
Contrariamente ad alcune ipotesi secondo cui ogni linguaggio determina arbitrariamente le proprie categorie di colori, Paul Kay dell'
Università della California di Berkeley e colleghi hanno scoperto che un piccolo numero di colori di base è universalmente presente in tutti i linguaggi. I risultati sono il frutto di un'analisi di oltre 100 società non industrializzate: i ricercatori hanno mostrato 330 gettoni colorati a una media di 24 persone per ciascuno di 110 linguaggi non scritti. Hanno chiesto a ogni osservatore di dare un nome ai colori e, su una tavolozza con tutti i gettoni, di indicare e dare un nome al gettone che rappresentava meglio ciascuno dei colori principali.
I risultati mostrano che le risposte si concentravano attorno ai colori che anche nella lingua inglese vengono considerati i migliori esempi di "nero", "bianco", "rosso", "giallo", "verde" e "blu". I ricercatori hanno scoperto che queste categorie di colori si mantengono molto stabili da un linguaggio all'altro.

Paul Kay, Terry Regier, Richard S. Cook, "
Focal colors are universal after all". Proceedings of the National Academy of Sciences (2005).

www.lescienze.it

postato da: camozzi alle ore 08:19 | link | commenti
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lunedì, maggio 30, 2005

Questi giovani monaci stanno consumando il loro pranzo presso la sala sim (Small Worship Hall) del tempio Wat Chan presso Vientiane, il maggior centro economico del Laos. In questa regione è consuetudine mangiare almeno con un'altra persona: la solitudine a tavola è considerata assai bizzarra.  da Focus

postato da: NonoCielo alle ore 10:26 | link | commenti
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Casi di cecità dopo Viagra ed altri farmaci anti-impotenza

( Xagena Medicina ) - L'FDA ( Food and DRug Administration ) , l'Agenzia di Controllo dei Farmaci USA, avrebbe ricevuto oltre 40 segnalazioni di casi di cecità dopo assunzione di farmaci impiegati contro la disfunzione erettile.
Il rischio era stato segnalato da Ricercatori dell'University del Minnesota, che avevano pubblicato le loro osservazioni sul Journal of Neuro-Ophthalmology.
I Ricercatori hanno riferito di 7 pazienti, di età compresa tra 50 e 69 anni, con segni tipici della neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteritica ( NAION ) entro 36 ore dopo ingestione di Sildenafil ( Viagra ), impiegato nel trattamento della disfunzione erettile.
Sei pazienti hanno presentato una perdita di visione entro 24 ore dopo l’impiego del farmaco.
L’acuità visiva finale nell’occhio interessato variava da 20/20 alla percezione della luce.
In un soggetto entrambi gli occhi sono stati coinvolti. Tutti gli individui in cui si sono manifestate alterazioni visive presentavano preesistente ipertensione, diabete, elevati livelli, di colesterolo o iperlipidemia.
Sette casi simili erano stati precedentemente riportati. Il Sildenafil può provocare neuropatia ottica ischemica non-arteritica nei soggetti con profilo di rischio arteriosclerotico.

Per ulteriori informazioni visita Xagena.it

postato da: Humac alle ore 09:43 | link | commenti
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E' OGGI

E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell'aurora.

Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,

e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.

Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

Pablo Neruda

.

Upper Antelope Canyon, Arizona - foto di Steve Shuey

postato da: camozzi alle ore 08:08 | link | commenti (1)
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sabato, maggio 28, 2005

L'anguria è un frutto dissetante e grazie all'elevato contenuto d'acqua reintegra i sali minerali persi a causa di un'eccessiva sudorazione.
In Cina, nello zoo di Haikou (provincia di Hainan), è stata offerta ghiacciata per dar sollievo agli animali sotto il solleone. In questi giorni infatti la temperatura è salita a 38 °C.

da www.focus.it

postato da: NonoCielo alle ore 09:27 | link | commenti
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La TRASFORMAZIONE

Nello Zen un Maestro non è un semplice insegnante. In tutte le religioni ci sono solo insegnanti. Ti insegnano materie che non conosci, e ti chiedono di credere, poiché non c'è modo di portare quelle esperienze nella sfera oggettiva: neppure l'insegnante le ha conosciute - ci ha creduto, e ora trasmette a qualcun altro il proprio credo.

Lo Zen non è un mondo di credenti; non si addice a coloro che hanno fede, bensì a quelle anime audaci in grado di lasciar cadere ogni fede, ogni mancanza di fede, dubbi, ragione, mente, ed entrare semplicemente nella loro pura esistenza, priva di qualsiasi confine. Ciò porta con sé un'incredibile trasformazione.

Pertanto, lasciatemi dire che, mentre gli altri sono impegnati in filosofie, lo Zen si coinvolge in una metamorfosi, in una trasformazione. È una vera e propria alchimia: ti trasforma da vile metallo in oro. Ma il suo linguaggio dev'essere compreso non con la ragione, né con la mente intellettuale, ma con il tuo cuore amorevole. Oppure limitandosi semplicemente ad ascoltare, senza preoccuparsi del fatto che si tratti o meno di verità. All'improvviso viene un momento in cui vedi ciò che in tutta la tua vita è sempre stato inafferrabile. All'improvviso si aprono quelle che Buddha chiama "le ottantaquattromila porte".

Osho

postato da: Humac alle ore 08:30 | link | commenti
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venerdì, maggio 27, 2005

Centimetri... a due milioni di chilometri

Cassini orbita attorno al pianeta Saturno e nel momento in cui vi scriviamo ha superato i 2 milioni di chilometri dal pianeta: per scoprire la posizione esatta della sonda, basta accedere al sito dell'ente spaziale europeo. Recentemente ha scovato una nuova luna, la 46ma di Saturno, che ha la particolarità di sollevare onde e raggrinzamenti tra il materiale che compone gli anelli, per i quali il pianeta è famoso.
L'ultima immagine a disposizione degli scienziati, invece, ne evidenzia le dimensioni. Negli anelli colorati di viola le particelle sono superiori ai 5 centimetri, in quelle verdi le particelle sono molto più piccole (meno di un centimetro.

Foto: © ESA

postato da: NonoCielo alle ore 08:48 | link | commenti
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giovedì, maggio 26, 2005

Come il cervello comprende il sarcasmo
La mente deve saper collocare le parole nel giusto contesto

La capacità di comprendere il sarcasmo dipende da una sequenza orchestrata con cura di abilità cognitive legate a specifiche parti del cervello. Una ricerca pubblicata sul numero di maggio della rivista "Neuropsychology" descrive in dettaglio come la mente colloca nel contesto giusto le parole "pungenti".
Gli psicologi israeliani che hanno condotto lo studio spiegano che, affinché il sarcasmo vada a segno, gli ascoltatori devono comprendere le intenzioni di chi parla nel contesto della situazione. Per far ciò è necessario un tipo di pensiero sociale sofisticato, ovvero la comprensione del fatto che persone diverse pensano in modo diverso. Un esempio di assenza o limitazione di questo processo è fornito dai problemi dei bambini autistici nell'interpretare l'ironia, la categoria più generale di comunicazione sociale nella quale ricade il sarcasmo.
Simone Shamay-Tsoory e colleghi del
Rambam Medical Center e dell'Università di Haifa hanno studiato 25 soggetti con lesioni al lobo prefrontale, 16 soggetti con lesioni al lobo posteriore, e 17 soggetti di controllo sani. Tutti i partecipanti hanno ascoltato brevi storie registrate su nastro, alcune sarcastiche e altre neutre. Ecco un esempio di sarcasmo: Joe va al lavoro e, invece di cominciare a lavorare, si mette a riposare. Il capo nota il suo comportamento e gli dice "Joe, non lavorare troppo!". Ecco invece un esempio neutro: Joe va al lavoro e subito comincia a lavorare. Il capo nota il suo comportamento e gli dice "Joe, non lavorare troppo!".
I partecipanti con danni al lobo prefrontale non erano in grado di comprendere il sarcasmo, mentre i membri degli altri due gruppi non avevano problemi. All'interno del primo gruppo, le persone con danni nell'area ventromediale destra (la parte posteriore della corteccia prefrontale) erano quelli con maggiori difficoltà a comprendere il sarcasmo. I risultati sono in accordo con quello che già si sa sull'anatomia del cervello: la corteccia prefrontale è infatti coinvolta nei processi del linguaggio pragmatico e nella cognizione sociale complessa, mentre l'area ventromediale è legata alla personalità e al comportamento sociale. "Comprendere il sarcasmo - scrivono gli autori - richiede sia la capacità di capire gli intenti di chi parla, sia quella di identificare le emozioni".

www.lescienze.it

Julie Worden, Dancer, Mark Morris Dance Group, New York City, 1999
foto di Annie Leibovitz
postato da: camozzi alle ore 07:14 | link | commenti (1)
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martedì, maggio 24, 2005

Esprimersi con l'arteterapia

Matite e pastelli colorati, tempere e colori ad olio, creta e collage sono gli strumenti con cui è possibile creare un clima di maggior rilassamento, apertura e fiducia nell'ambito di un percorso terapeutico e di crescita personale

L'arteterapia può essere definita un intervento di aiuto e di sostegno alla persona a mediazione non verbale che utilizza i materiali artistici e il processo creativo come sostituzione o integrazione della comunicazione verbale, nelle relazione tra operatore e paziente.

L'intervento si svolge attraverso un percorso in cui la persona è protagonista di quanto avviene: il paziente esprime contenuti personali che possono essere ricordi, sensazioni, sogni, desideri, emozioni, con il dipingere, il disegnare e il modellare. Questo avviene in un luogo protetto dove l'arteterapista prepara i materiali e l'ambiente in modo da creare un clima di rilassamento e tranquillità. In questo intervento, che può essere individuale o di gruppo, è importante la relazione con l'arteterapista che crea il contesto relazionale adatto perché il paziente senta di potersi fidare e inizi il percorso espressivo, in un clima di non giudizio dove non vi sono aspettative improprie sul lavoro artistico che si viene realizzando.

Attraverso il lavoro artistico avviene qualcosa di molto importante: la persona attua un riconoscimento di sé e della propria presenza in grado di lasciare una traccia.
Inoltre, nel momento in cui le sensazioni si traducono nell'oggetto artistico, avviene un processo di autocomprensione più profonda. Il riuscire a raffigurare immagini, sentimenti ed
emozioni, esprimendoli simbolicamente in una forma visiva concreta, permette di poterli osservare come qualcosa di staccato da sé. Ecco allora che anche nelle immagini più cariche di sofferenza e di angoscia si crea uno spazio di comprensione e elaborazione, che può essere di aiuto all'individuo nella ricerca di nuove modalità di interazione tra il proprio mondo interno e il mondo relazionale esterno.

L'Arteterapia ha trovato originariamente la sua applicazione in ambito psichiatrico. Solo in epoca recente viene proposta anche in altre situazioni terapeutiche come nel sostegno all'anziano (Alzheimer o Parkinson) e al
portatore di handicap, o nei soggetti con disturbi di personalità e diversi tipi di dipendenza (alcol, droghe, cibo). Importante è anche il suo impiego nella prevenzione come, ad esempio, nella conflittualità del periodo adolescenziale o nello sviluppo della creatività dei bambini.

Elvira Impegnoso - www.lifegate.it

postato da: NonoCielo alle ore 10:06 | link | commenti
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lunedì, maggio 23, 2005

Watching the sunset  - foto di alexle

 

eclissi di uccelli
e l’ala che trattiene i venti
improvvisamente ti solleva

ti porta il più lontano possibile
dove la parola ha nidificato

nella tua voce


Thierry Metz

postato da: camozzi alle ore 19:04 | link | commenti
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venerdì, maggio 20, 2005

Il vostro bambino vi fa passare notti insonni? Ebbene un team di ricercatori ha indagato le cause del pianto (notturno) dei bambini e stilato qualche consiglio per genitori sull'orlo di una crisi di nervi. Se spostate il bambino dalla stanza in cui mangia al lettino, nel percorso è probabile che il bimbo pianga. Se il piccolo fa i suoi sonnellini in una stanza diversa da quella in cui passa la notte, diventerà uno strillatore notturno formidabile. Motivi? Ansia e disorientamento provocati, ad esempio, dal dormire in una stanza "nuova". Sembra invece che non influisca sul suo sonno il dormire con mamma e papà o solo soletto. Il sonno disturbato non sfianca solo i genitori ma rende il bambino più predisposto a eczemi cronici e al digrignamento dei denti.
Nella foto, un bimbo su una foglia di ninfa dell'Amazzonia (Victoria amazzonica).

www.Focus.it

postato da: camozzi alle ore 08:53 | link | commenti
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