Karma
Siamo nati con degli scopi. Ognuno di noi ha un compito ben preciso.
Molti di noi analizzando la propria vita a ritroso si accorgono che l'hanno iniziata nella negazione, nel conflitto, preparando uno scenario irto di molti ostacoli e difficoltà, ma anche fornito degli strumenti per trasformare il conflitto in crescita, gli ostacoli in occasioni.
La negazione è una cosa del tutto naturale anche se razionalmente siamo consapevoli del nostro problema siamo talmente coninvolti che rifiutiamo di vederlo le persone all'esterno vedono il nostro problema ma noi siamo stretti in una morsa emotiva
e irrazionale che ci dice stanno sbagliando loro non è così!
E' sorprendente dove e con chi abbiamo scelto di incarnarci in questa vita.
Alle volte, considerando la situazione della nostra famiglia, possiamo domandarci perchè o in che modo abbiamo scelto una condizione così bizzarra.
Quello di cui spesso non ci rendiamo conto è quale fortuna sia per noi avere questa occasione di essere nei nostri corpi umani.
Molte anime riescono a capire che il loro scopo consiste nel realizzare "l'illuminazione", l'espressione del completo potenziale, sia a livello individuale che collettivo.
Abbiamo da compiere un lavoro di estrema importanza: il fatto che siamo tutti quì proprio ora ha una sua ragione.
Naturalmente la prima domanda che sorge spontanea " stai scerzando? Io mi sono scelto quei genitori" oppure "Perchè mai desiderare di nascere e crescere in questo posto?" La risposta è molto più profonda al di là della mente in profondità del nostro cuore.
Tutte le nostre scelte ed esperienze sono registrate nel grande "computer cosmico" comunemente conosciuto con il nome di Coronaca dell'Akasha.
Questo "computer su un'altra dimensione" registra il lungo viaggio dell'anima attraverso le sue incarnazioni, ma non il contenuto emotivo delle esperienze di vita. Ciò significa che vi sono elencate le azioni compiute nella nostra vita, ma non i sentimenti e le emozioni sottili ad esse sottesi. Il Sè superiore, comunque, sa tutto, ma proprio tutto di noi: come siamo dentro e fuori. Come un esperto di computer, il Sè Superiore può accedere alle informazioni contenute nella Cronaca dell'Akasha, nonchè a quelle incise come impronte nel corpo emozionale.
La nostra vita visibile è un' espressione delle scelte fatte dall'anima per poter capire le lezioni Karmiche che ci restano da imparare.
Il corpo fisico è una manifestazione esterna dei temi del corpo emozionale, e le situazioni che ci troviamo ad attraversare sono i "palcoscenici" che noi creiamo per avere un teatroin cui interpretare i nostri ruoli e dar vita al dramma di "vivere i rapporti". C'è molto da imparare su noi stessi osservando i nostri schemi e prendendo atto dei sentimenti che si scatenano nel mondo tangibile intorno a noi.
Qui è dove la conoscenza e la comprensione ai livelli interiori possono aiutarci a cambiare la nostra vita.
Tratto dal libro "Guarisci il tuo Karma" Edizioni Amrita
Intanto la Lega Anti Vivisezione rivolge un appello per due cavalli inseparabili che cercano una casa e dei nuovi amici che possano prendersi cura di loro con amore, dopo essere stati salvati dal macello.
| Un moscardino in letargo |
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«La musica tibetana religiosa e rituale rappresenta un potente strumento per entrare in rapporto con le energie dinamiche presenti in natura (è questa la 'magia' del tantrismo) e rappresenta uno dei più efficaci sostegni alla meditazione.
Le sonorità, affinate attraverso la pratica di secoli (attraverso una tradizione che viene fatta risalire a Buddha stesso), contribuiscono a produrre stati mentali particolari; i ritmi e le melodie entrano in relazione con gli stati meditativi più profondi.
I rituali tantrici evocano divinità ed esse rappresentano l'archetipo dello stato di perfetta chiarezza, nella quale i tre livelli (corpo, parola, mente) sono armonizzati e sincronizzati e divengono liberi dai veleni della passione, dell'aggressività e dell'ignoranza»
Piero Verni
OM MA NI PAD ME HUM 
http://www.geduntharchin.it/tibet_support/tibet_melodies.asp
NELLA GIUSTA CONOSCENZA, lo studio dell’uomo deve procedere su linee parallele allo studio del mondo, e lo studio del mondo deve procedere in parallelo allo studio dell’uomo. Le leggi sono le stesse ovunque, nel modo come nell’uomo. Dopo esserci impadroniti dei principi di una qualunque legge, dobbiamo cercarne la manifestazione nello stesso tempo nel mondo e nell’uomo… Questo studio parallelo del mondo e dell’uomo mostra allo studente l’unità fondamentale di ogni cosa e lo aiuta a trovare analogie in fenomeni di ordine differente.
I. Gurdjieff

Sabrina Ferilli
"Beethoven Burst"
Il 16 dicembre 1999, il celebre compositore era nato da 229 anni. In questa data l'universo si infiammò, per alcuni secondi, al punto di saturare l'insieme del cielo. Considerando la data e lo scoppio del fenomeno, gli è stato dato il nome di " Beethoven Burst ".
Osservando le onde gamma in provenienza dell'universo, gli astronomi registrarono un' esplosione molto forte e molto rara in questa lunghezza di onda. Gli scienziati hanno ricercato quindi la sorgente di questo fenomeno. Bisogna sapere che le onde gamma sono portatrici di energia in grande quantità. Fortunatamente, tali avvenimenti si svolgono lontano dalla nostra galassia.
L'origine del "Beethoven Burst" si trova a 10 miliardi di anni luce (poco dopo il Big-Bang). La causa è sconosciuta, forse l'incontro di una stella a neutroni con un buco nero, o una ipernova, circa 100 volte più potente della più grande supernova osservata...
Il testamento di Heiligenstadt
Per i miei fratelli Carl e Beethoven
O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale, come siete ingiusti con me, non sapete la causa segreta di ciò che è soltanto un'apparenza, il mio cuore e la mia mente erano sin dall'infanzia inclini al tenero sentimento della benevolenza, e avrei anche sempre voluto compiere grandi azioni, ma pensate solo che da sei anni sono colpito da un male inguaribile, reso più grave da medici insensati che mi hanno ingannato anno dopo anno facendomi sperare in un miglioramento illusorio, con la prospettiva finale di una menomazione permanente (la cui guarigione durerà magari anni se non è addirittura impossibile). Nato con un temperamento ardente e vivace, persino aperto alle distrazioni della vita sociale, ho dovuto presto isolarmi, vivere in solitudine, ogni tanto ho ben cercato di superare tutto ciò, ma l'esperienza doppiamente mortificante del mio cattivo udito mi ha duramente richiamato alla realtà, come avrei infatti potuto dire agli uomini: parlate più forte, gridate, perché sono sordo, come poter confessare la debolezza di un senso. che dovrei possedere molto più degli altri, un senso che un tempo possedevo in realtà al più alto grado di perfezione, come pochi altri del mio mestiere possiedono o hanno mai posseduto - no, non lo posso fare, perdonatemi quindi se mi vedrete stare in disparte là dove invece mi mescolerei così volentieri con voi, la mia disgrazia mi fa doppiamente male perché vengo inoltre malgiudicato, per me il piacere di stare in mezzo alla gente, di partecipare a conversazioni intelligenti, a proficui scambi di vedute, non esiste, e quando è veramente indispensabile avere a che fare con la società, devo restare quasi completamente solo, vivere come un esiliato, se mi avvicino a qualcuno, sono subito terrorizzato al pensiero che possa in qualche modo accorgersi della mia condizione - così è stato negli ultimi sei mesi che ho trascorso in campagna seguendo il consiglio del mio bravo medico di affaticare i miei orecchi il meno possibile, egli veniva così incontro alle mie attuali inclinazioni, anche se di tanto in tanto mi sono lasciato sviare dal mio istinto socievole, ma che umiliazione quando qualcuno accanto a me udiva di lontano il suono di un flauto e io nulla o qualcuno udiva un pastore cantare e io sempre nulla, questi fatti mi portavano al limite della disperazione e poco ci mancò che non mi togliessi la vita solo l'arte mi ha trattenuto dal farlo; mi è parso impossibile lasciare questo mondo prima di avere pienamente realizzato ciò di cui mi sentivo capace, così ho prolungato questa vita miserabile -veramente miserabile, un corpo così sensibile che qualsiasi cambiamento un po' brusco può trasformare il mio stato di salute da ottimo a pessimo6 - pazienza -proprio così, devo sceglierla come guida, così ho fatto, spero che questa mia risoluzione resista finché le inesorabili parche vorranno spezzare il filo, forse andrà meglio, forse no, sono preparato - a ventott'anni essere costretto a diventare filosofo non è facile, per un artista è ancora più duro che per qualsiasi altro uomo. Divinità tu vedi dall'alto il fondo della mia anima, sai che amo gli uomini e desidero fare il bene, o uomini, se mai un giorno leggerete questo scritto, pensate al torto che mi avete fatto, e l'infelice si consoli di aver trovato qualcuno simile a lui, qualcuno che, malgrado tutti gli ostacoli della natura, ha fatto tutto il possibile per essere ammesso nella schiera degli artisti e uomini di valore - voi, miei fratelli Carl e..., non appena sarò morto e se il Professor Schmid sarà ancora in vita, pregatelo a mio nome di descrivere la mia malattia, e aggiungete a questa storia della mia malattia il presente scritto, in modo che almeno il mondo possa quanto più riconciliarsi con me contemporaneamente vi dichiaro entrambi eredi del mio piccolo patrimonio (se così lo si può definire), dividetevelo onestamente e sopportatevi e aiutatevi l'un l'altro, ciò che avete fatto contro di me, lo sapete, ve l'ho già da molto tempo perdonato; a te mio fratello Karl, un grazie particolare per l'attaccamento che mi hai dimostrato in questi ultimi tempi; vi auguro una vita migliore e meno carica di affanni della mia, raccomandate ai vostri figli la virtù, essa sola può rendere felici, non il denaro, Io dico per esperienza; essa mi ha recato sollievo nella sofferenza, a lei, oltre che alla mia arte, debbo se non mi sono tolta la vita- addio e vogliatevi bene-; ringrazio tutti gli amici, in particolare il principe Lichnowski e il P[rofessorj Schmidt - gli strumenti del principe L. desidero che siano possibilmente conservati da uno di voi, beninteso senza che per questo vi disputiate; se peraltro potessero servirvi per altri scopi, vendeteli pure; sarei molto felice di potervi essere utile anche nella tomba - così fosse - con gioia vado incontro alla morte - ma se essa mi coglierà prima che abbia avuto occasione di sviluppare interamente i miei talenti artistici, sarebbe per me, malgrado il mio duro destino, troppo presto e vorrei che venisse più tardi - e tuttavia sarei contento lo stesso, non meriterebbe forse da uno stato di infinita sofferenza? - Vieni quando vuoi, ti vado intrepidamente incontro - addio, non dimenticatemi completamente quando sarò morto, me lo sono meritato perché nella mia vita ho spesso pensato di rendervi felici, siatelo.
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Heiligenstadt 6 ottobre 1802 |
Ludwig van Beethoven |
“Nulla appartiene all’uomo, né la sua forza né la sua debolezza, né il suo cuore. E quando crede di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce. E quando crede di stringere la felicità la stritola, la sua vita è uno strano e doloroso divorzio. Non esistono amori felici”
Louis Aragon
Para que tu me oigas (de Veinte poemas de amor)
Para que tú me oigas,
mis palabras
se adelgazan a veces
como las huellas de las gaviotas en las playas.
Collar, cascabel ebrio
para tus manos suaves como las uvas.
Y las miro lejanas mis palabras.
Más que mías son tuyas.
Van trepando en mi viejo dolor como las yedras.
Ellas trepan así por las paredes húmedas.
Eres tú la culpable de este juego sangriento.
Ellas están huyendo de mi guarida oscura.
Todo lo llenas tú, todo lo llenas.
Antes que tú poblaron la soledad que ocupas,
y están acostumbradas más que tú a mi tristeza.
Ahora quiero que digan lo que quiero decirte
para que tú oigas como quiero que me oigas.
El viento de la angustia aún las suele arrastrar.
Huracanes de sueños a veces las tumban.
Escucha otras veces en mi voz dolorida.
Llanto de viejas bocas, sangre de viejas súplicas.
Amame compañera. No me abandones, sígueme.
Sígueme compañera, en esa ola de angustia.
Pero se van tiñendo de amor mis palabras.
Todo lo ocupas tú, todo lo ocupas.
Voy haciendo un collar infinito
para tus blancas manos, suaves como las uvas.
Pablo Neruda