Istanti Infiniti...

A te si giunge solo
attraverso te. Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

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lunedì, marzo 29, 2004

LA GIRAFFA La gir...

LA GIRAFFA

La giraffa è il più alto animale terrestre vivente. Il termine giraffa deriva probabilmente dall'arabo "xirapha", che significa "colui che cammina velocemente".

Il lungo collo della giraffa
Il collo della giraffa ha sette vertebre, come la maggior parte dei mammiferi, ma queste sono di forma più allungata e fanno sì che il suo collo possa raggiungere la lunghezza di due metri.
I suoi antenati non erano provvisti di un collo così sproporzionato, ma la selezione naturale ha operato in modo tale da renderla così diversa dalla maggior parte degli altri animali.
Il motore della selezione, come spesso accade, è stato la ricerca del cibo: la giraffa si nutre preferibilmente di foglie di acacia e mimosa, come molti altri erbivori che condividono lo stesso habitat, l'Africa sudsahariana.
La disponibilità di cibo in una zona così arida è spesso scarsa e funge da limite allo sviluppo della popolazione. Poiché gli animali non hanno la possibilità di arrampicarsi sugli alberi, sono costretti a nutrirsi del fogliame che sta "a portata di bocca". Se tutti fossero alti uguali, in poco tempo divorerebbero le foglie lasciando spoglia tutta una fascia dell'albero, in genere quella più bassa, e si troverebbero in seguito in ristrettezze di cibo, pur essendoci ancora parti verdi sulle chiome più elevate.
Nel tempo, gli esemplari di giraffa che possedevano il collo un po' più lungo degli altri, sono stati premiati: quando le foglie basse erano finite e gli altri animali morivano di fame, loro potevano continuare a nutrirsi e sopravvivere. Così quella che all'inizio era solo la caratteristica di un individuo, si è trasformata nella peculiarità della specie, divenendo geneticamente ereditabile e quindi trasmissibile alla prole.

La prima giraffa In Italia
Arrivò a Roma nel 46 a.C. e fu un dono di Cleopatra, Regina dell'Egitto, a Giulio Cesare.
Allora si trattava di un animale prezioso, aveva addirittura un controvalore di 360 schiavi.
 
www.lifegate.it











postato da: camozzi alle ore 10:27 | link | commenti
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domenica, marzo 28, 2004

Alla fine di quest...

Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto
di ieri e ciò che rimarrà di domani;
l'ansia insaziabile e molteplice dell'essere sempre la stessa
persona e un'altra.

FERNANDO PESSOA



postato da: camozzi alle ore 15:44 | link | commenti
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giovedì, marzo 25, 2004

da "La voce a te dov...

da "La voce a te dovuta"
 
Tu vivi sempre nei tuoi atti.
Con la punta delle dita
sfiori il mondo, gli strappi
aurore, trionfi, colori,
allegrie: è la tua musica.

La vita è ciò che tu suoni.
Dai tuoi occhi solamente
emana la luce che guida
i tuoi passi.
Cammini fra ciò che vedi. Soltanto.

E se un dubbio ti fa cenno
a diecimila chilometri,
abbandoni tutto, ti lanci
su prore, su ali,
sei subito lì; con i baci,
coi denti lo laceri:
non è più dubbio.

Tu mai puoi dubitare.
Perché tu hai capovolto
i misteri. E i tuoi enigmi,
ciò che mai potrai capire,
sono le cose più chiare:
la sabbia dove ti stendi,
il battito del tuo orologio
e il tenero corpo rosato
che nel tuo specchio ritrovi
ogni giorno al risveglio,
ed è il tuo. I prodigi
che sono già decifrati.

E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t'invaghisti di un'ombra
- l'unica che ti è piaciuta -
Un'ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.

Pedro Salinas



































postato da: camozzi alle ore 23:03 | link | commenti
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lunedì, marzo 22, 2004

 SIAMO PARTE DELLA TERRA

Nel 1854 il “grande capo bianco” di Washington (il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pieroe del New Hampshire) si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una “riserva” per i pellirosse. La risposta del capo indiano “Seattle” risulta essere la più bella e la più profonda Dichiarazione mai fatta sull’ambiente.

“Come potete acquistare o vedere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete chiederci di acquistarli? Ogni zolla di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé il ricordo del pellirossa.

I morti dell’uomo bianco dimenticano il loro paese natale quando errabondano tra gli spazi siderali. I nostri morti non dimenticano mai questa terra magnifica, perché essa è la madre del pellirossa. Siamo parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, l’aroma dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Per questo, quando il Grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché si possa vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Prenderemo, dunque, in considerazione la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla.

Questa terra per noi è sacra.

Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente più significativo; è il sangue dei nostri padri. Qualora acconsentissimo di vendervi le nostre terre, dovrete ricordarvi che esse sono sacre, dovrete insegnare ai vostri figli che si tratta di suolo sacro e che ogni riflesso nell’acqua chiara dei laghi parla di eventi e di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli, che i fiumi sono i nostri e, i vostri, fratelli e dovrete provare per i fiumi lo stesso affetto che provereste nei confronti di un fratello.

Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra quel che più gli conviene. La terra non è sua amica anzi un suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre. Abbandona la tomba dei suoi avi e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba. La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cade nell’oblio. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo come cose che possono essere comprate, sfruttate, vendute come si fa con le pecore o con le pietre preziose. La sua ingordigia divorerà tutta la terra ed a lui non resterà che il deserto.

Io non so. I nostri consumi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città fa male agli occhi del pellirossa. Ma forse ciò dipende dal fatto che il pellerossa è un selvaggio e non può capire!

Non c’è un posto tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Non esiste in esse un luogo ove sia dato percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio non posso comprendere. Solo un assordante frastuono sembra giungere alle orecchie e ferirne i timpani. E che gusto c’è a vivere se l’uomo non può ascoltare il grido del solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un pellirossa e non comprendo. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie dello stagno, e l’odore del vento stesso reso terso dalla pioggia meridiana o profumata del pino.

L’aria è preziosa per il pellirossa, giacché tutte le cose condividono lo stesso soffio. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira e come un individuo in preda ad una lenta agonia è insensibile ai cattivi odori. Ma qualora vendessimo le nostre terre dovreste ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo soffio con il tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito al nostro avo è lo stesso che raccolse il suo ultimo respiro. E qualora vi cedessimo le nostre terre voi dovrete custodirle in modo particolare, e considerarle come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare a gustarsi il vento che reca le fragranze del prato.

Prenderemo in esame la vostra offerta di acquistare le nostre terre. Ma qualora decidessimo di accettare tale proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere. Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco dopo che erano stati travolti da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro “ fumante possa essere più importante dei bisonti che noi uccidiamo solo per sopravvivere.

Cosa sarebbe l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo soccomberebbe in uno stato di profonda solitudine. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è fatto delle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono accade alla terra, accade anche ai nostri figli della terra. Se gli uomini sputassero sulla terra sputerebbero su se stessi.

Noi sappiamo almeno questo: non è la terra che appartiene all’uomo ma è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate come i membri di una famiglia sono legati ad un medesimo sangue. Tutte le cose sono legate. Tutto ciò che accade alla terra accade anche ai figli. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. Lo stesso uomo bianco, col quale il suo Dio si accompagna e dialoga familiarmente, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, forse siamo fratelli. Vedremo. C’è una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è il suo stesso Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre; ma non lo potete. Egli è il Dio degli uomini, e la sua misericordia è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per il pelli rossa. Questa terra per lui è preziosa ed il recar danno alla terra è come disprezzare il suo Creatore. Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contaminate i giacigli dei vostri focolari e una notte vi ritroverete soffocati dai vostri stessi rifiuti.

…..per un disegno particolare del fato siete giunti a questa terra e ne siete divenuti i dominatori, così come avete soggiogato il pellirossa. Questo destino è per noi un mistero, perché non riusciamo più a comprendere quando i bisonti vengono tutti massacrati, i cavalli selvaggi domati, gli anfratti più segreti delle foreste invasi dagli uomini, quando la vista delle colline in piena fioritura è imbruttita dai fili che parlano. Dov’è finito il bosco? Scomparso. Dov’è finita l’aquila? Scomparsa. E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

www.promiseland.it

postato da: camozzi alle ore 10:27 | link | commenti
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domenica, marzo 21, 2004

Licantropia In qual...

Licantropia

In qualche luogo i sogni diventeranno realtà.
C'è un lago solitario
illuminato dalla luna per me e per te
come nessuno per noi soli.

Lì la scura bianca vela spiegata
in un vago vento non sentito
guiderà la nostra vita-sonno
laddove le acque si fondono

in un lido di neri alberi,
dove boschi sconosciuti vanno incontro
al desiderio del lago di essere di più,
e rendono il sogno completo.

Lì ci nasconderemo e svaniremo,
tutti vanamente al confine della luna,
sentendo che ciò di cui siamo fatti
è stato qualche volta musicale.

F. Pessoa













postato da: NonoCielo alle ore 14:21 | link | commenti
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sabato, marzo 20, 2004

Posesión de tu nombre,
sola que tú permites,
felicidad, alma sin cuerpo.
Dentro de mí te llevo
porque digo tu nombre,
felicidad, dentro del pecho.
«Ven»: y tú llegas quedo;
«vete»: y rápida huyes.
Tu presencia y tu ausencia
sombra son una de otra,
sombras me dan y quitan.
(¡Y mis brazos abiertos!)
Pero tu cuerpo nunca,
pero tus labios nunca,
felicidad, alma sin cuerpo, sombra pura.

Pedro Salinas

Madonna Ciccone

postato da: camozzi alle ore 20:58 | link | commenti
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IL SUONO DEL SILENZIO
(THE SOUND OF SILENCE)


Salve oscurità, mia vecchia amica
ho ripreso a parlarti ancora
perchè una visione che fa dolcemente rabbrividire
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste
nel suono del silenzio
Nei sogni agitati io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
nell'alone della luce dei lampioni
sollevando il bavero contro il freddo e l'umidità
quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon
che attraversò la notte
e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava
disturbare il suono del silenzio

"Stupidi" io dissi, "voi non sapete
che il silenzio cresce come un cancro
ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,
aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi"
Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,
e riecheggiarono
nei pozzi del silenzio
e la gente si inchinava e pregava
al Dio neon che avevano creato.
e l'insegna proiettò il suo avvertimento,
tra le parole che stava delineando.
e l'insegna disse "le parole dei profeti
sono scritte sui muri delle metropolitane
e sui muri delle case popolari."
E sussurrò nel suono del silenzio

Simon & Garfunkel









































postato da: camozzi alle ore 20:14 | link | commenti
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giovedì, marzo 18, 2004

Ricordo bene il suo ...

Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.
Ieri ho pesseggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D'improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.

Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.

Fernando Pessoa























postato da: camozzi alle ore 12:28 | link | commenti
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martedì, marzo 16, 2004

Sento la tua tenerez...

Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra,
spiare lo sguardo dei miei occhi, fuggire,
la vedo interrompersi, per seguirmi fino all'ora
del mio silenzio assorto, della mia ansia di te.
Ecco la tua tenerezza d'occhi dolci che attendono.
Ecco la tua bocca, parola mai pronunciata.
Sento che mi sale il muschio della tua pena
e mi cresce tentoni nell'anima infinita.

Questo era l'abbandono, e lo sapevi,
era la guerra oscura del cuore e tutto,
era il lamento sprezzato di angosce commosse,
e l'ebbrezza, e il desiderio, e il lasciarsi andare,
ed era questo la mia vita
era questo che l'acqua dei tuoi occhi portava,
era questo che stava nel cavo delle tue mani.

Ah, farfalla mia e voce di colomba,
ah coppa, ah ruscello, ah mia compagna!
Il mio richiamo ti raggiunse, dimmi, ti raggiungeva
nelle ampie notti di gelide stelle
ora, nell'autunno, nella danza gialla
dei venti affamati e delle foglie cadute!

Dimmi, ti giungeva,
ululando o come, o singhiozzando,
nell'ora del sangue fermentato
quando la terra cresce e vibra palpitando
sotto il sole che la riga con le sue code d'ambra?
Dimmi, m'hai sentito
arrampicarmi fino alla tua forma per tutti i silenzi,
per tutte le parole?

Mi son sentito crescere. Mai ho saputo verso dove.
Al di là di te. Lo capisci, sorella?
Il frutto s'allontana quando arrivan le mie mani
e rotolano le stelle prima del mio sguardo.

Sento che sono l'ago di una freccia infinita,
che penetra lontano, mai penetrerà,
treno di umidi dolori in fuga verso l'eterno,
gocciolando in ogni terra singhiozzi e domande.

Ma eccola, la tua forma familiare, ciò ch'è mio,
il tuo, ciò ch'è mio, ciò ch'è tuo e m'inonda,
eccola che mi empie le membra di abbandono,
eccola, la tua tenerezza,
che s'attorce alle stesse radici,
che matura nella stessa carovana di frutta,
ed esce dalla tua anima spezzata sotto le mie dita
come il liquore del vino dal centro dell'uva.

Pablo Neruda



















































postato da: camozzi alle ore 11:12 | link | commenti
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domenica, marzo 14, 2004

DER WALD  CAPE...

DER “WALD  CAPELLE” (sic) 

La signora G. desidera trascorrere le sue ferie estive nell’amena località di H., in Germania. Essa sa che l’afflusso di villeggianti è molto grande e quindi, alcune settimane prima, si reca ad H. per assicurarsi due stanze di suo gusto. Accompagnata dal messo comunale Schultz, le riesce di trovare quanto desidera. Pienamente soddisfatta, la signora G. torna a casa, ma, appena giuntavi, si ricorda di non aver chiesto se i locali fossero forniti di gabinetto. Scrive perciò al messo comunale pregandolo di informarla se vi sia W.C..
Il messo comunale Schultz si rompe le meningi perché non sa il significato di W.C. e si consulta con il parroco del paese per chiarire la faccenda. Dopo laboriose discussioni si conclude che W.C. non può aver altro significato che Wald Capelle (la Cappella del bosco), costruita di recente. Allora il messo comunale risponde alla signora G. in questi termini:

“ Il W.C. c’è: dista mezz’ora di cammino ed è situato nel mezzo della fittissima pineta; anche per la magnifica posizione e per lo stupendo panorama che si gode, una visita ogni tanto è molto raccomandabile. Il W.C. è aperto il mercoledì e il sabato ed è consigliabile arrivare con un’ora di anticipo sulle funzioni, dato che l’afflusso è assai notevole, ma non abbia timore, perché ci sono 50 posti a sedere e in più molto spazio per quelli in piedi.
I forestieri vengono sistemati poi in gallerie, affinché possano godere meglio lo spettacolo. In caso di mal tempo, la funzione avrà luogo all’aperto, nel meraviglioso prato circostante.
È particolarmente raccomandabile essere presenti alla domenica, dato che si svolge con l’accompagnamento dell’organo e con la partecipazione di valenti solisti. La sonorità è ottima e i suoni si odono a 100 metri di distanza.
Il W.C. viene sempre arieggiato alla sera, perché possa conservare il dolce aroma di bosco. Per i casi di assoluta necessità funziona un servizio d’autobus.
Nella speranza di poterLa presto vedere nel nostro W.C., al quale sarò onorato di poterLa accompagnare, Le porgo i miei più rispettosi saluti”.

il messo comunale Schultz






postato da: camozzi alle ore 16:55 | link | commenti
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E di sicuro ci sarà ...

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un thè col pane abbrustolito.
 
Thomas S. Eliot
postato da: camozzi alle ore 16:31 | link | commenti
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